Il Tirreno

Prato

Stoccaggio di rifiuti tossici sequestrato a Prato

Sabbie contenenti metalli pesanti venivano rivendute come sottoprodotti e utilizzate come coloranti nel campo dell'edilizia

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PRATO. Sequestrati 5 siti stoccaggio in Toscana e Piemonte, uno dei quali in provincia di Prato. Sabbie contenenti metalli pesanti in altissima concentrazione, frutto della lavorazione di rifiuti, che invece di essere smaltite venivano rivendute come sottoprodotti e utilizzate come coloranti nel campo dell'edilizia. È quanto scoperto dagli agenti della forestale e dai tecnici di Arpat, che hanno sequestrato cinque siti di stoccaggio in Toscana e Piemonte e 5.000 tonnellate di rifiuti.

Undici le persone denunciate, tra titolari di aziende e professionisti nel campo della consulenza ambientale. I siti di stoccaggio sequestrati si trovano nelle province di Massa Carrara, Firenze, Prato e Biella.

Secondo quanto spiegato dalla forestale «nell'attività illecita erano coinvolte oltre ad aziende operanti nel settore dei rifiuti, anche imprese edili e di trasporto nonchè professionisti che si sono prestati a favorire, con informazioni false, quello che è emerso nel corso delle indagini come un vero e proprio traffico organizzato di rifiuti».

Il meccanismo, per l'accusa, consentiva all'azienda produttrice del rifiuto, un impianto di trattamento di Massa Carrara, di evitare i costi di smaltimento e di guadagnare rivendendo lo scarto ad aziende conniventi in Toscana e Piemonte. Il guadagno stimato al momento ammonterebbe a circa 1.200.000 euro.

Secondo quanto accertato dagli investigatori, «l'impianto recuperava sabbie provenienti da attività di taglio metalli, vetro e pietre, nonchè sabbiatura di metalli verniciati». Il rifiuto che veniva rivenduto illecitamente, denominato 'polverino 500 mesh', era costituito da sabbie finissime, con concentrazioni elevatissime di metalli pesanti come piombo, rame, nichel e cromo. Tra gli acquirenti soprattutto ditte del settore edile i cui titolari sono stati denunciati: lo reimpiegavano per varie finalità, tra cui soprattutto l'utilizzo come colorante.

L'indagine, cui ha partecipato anche personale dell'Agenzia delle entrate, è partita dal ritrovamento di circa 1.300 tonnellate di 'polverino 500 mesh' contenute in grossi 'big bags' stoccati all'interno di una cava dismessa a Paterno, in Mugello. (ansa)

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