Il Tirreno

Prato

Biffoni: «Ora comincia un’altra storia»

di Cristina Orsini
Biffoni: «Ora comincia un’altra storia»

Bagno di folla per il candidato alla poltrona di sindaco del Pd all Wall Art che marca discontinuità anche con il suo partito

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PRATO. A Prato «comincia un’altra storia». E’ il messaggio forte e netto, lanciato dal candidato sindaco del Pd Matteo Biffoni nel primo incontro pubblico al Wall Art Hotel. Sala piena, posti in piedi, applausi a scena aperta al giovane candidato, 38 anni, che un po’ legge un po’ parla a ruota libera, ma trova il modo di dire al mondo che a luglio diventerà padre. In prima fila, la first lady Lucia Corsetti, tra commozione e felicità.

Per Biffoni, completo blù e cravatta rosso-scuro, è un tripudio. E ricorda da vicino, anche per modulo e comunicazione, l’accoglienza che Prato, già un paio di anni fa, riservò all’altro Matteo (Renzi) a Coiano.

Fischi, strette di mano, sorrisi larghi e diffusi tra una platea composta in massima parte dalle tante anime del Pd, dagli esponenti della coalizione, e sì anche da una quota di cittadini venuti per vedere “l’uomo nuovo”. Non tanti, ma non poteva essere diversamente.

Raffica di citazioni nel discorso di Biffoni: da Mandela, a Berlinguer, Nenni, Jfk, passando per Clint Eastwood. Nessuno casuale: l’obiettivo è dare un altro ritmo, chiamare alla partecipazione «avanti insieme e non uno per uno», regalare una visione del futuro costruito «con cuore e testa».

E allora «aprirsi al confronto con le altre città, Firenze e Pistoia - scandisce Biffoni- in primis, perchè la Prato che ricordo tratta alla pari, non è seconda a nessuno ma soprattutto non si sente colonizzata». Dai grandi progetti: «Sapevamo da anni che il nuovo ospedale doveva essere costruito ma non è stato fatto nulla in questi cinque anni sul fronte delle infrastrutture e dei collegamenti stradale. Bene recupereremo il tempo perso, li faremo noi», ai piccoli interventi«che fanno stare bene i cittadini e danno il senso d’appartenenza: bisogna pensare alle buche per strade, alle periferie e alle piste ciclabili». E poi la partecipazione, un valore aggiunto, per Biffoni, il consumo di territorio zero, l’aiuto alle donne «che non devono scegliere tra lavoro e famiglia» e ai bisognosi.

Discontinuità, senza aggressività, è questo il modello scelto dal candidato Biffoni che di attacchi sguaiati al centrodestra promette che non ne farà. Attacca il competitor diretto, il sindaco in carica Roberto Cenni per le tante questioni mai risolte ma afferma convinto che: «Le cose buone non si buttano: allora avanti con la Palla grossa e con le mostre a palazzo Pretorio».

Un passaggio lo dedica alla mostra sul Rinascimento pratese: «Bellissima mi ha fatto sentire orgoglioso», ma con un altro marca la distanza con il suo partito. Ed è l’argomento più delicato: i cinesi. «E’ di sinistra - dice tagliente Biffoni- tutelare lavoro e lavoratori. Sia chiaro quindi che le regole vanno rispettate e che i controlli alle aziende cinesi vanno fatti». La politica del bastone e la carota, perché se da un lato si punisce, dall’altro, secondo il candidato democratica alla poltrona di Palazzo comunale, «bisogna avviare percorsi di integrazione certi e spostare il tavolo interministeriale per Prato - dice - dal ministero degli Interni alla Presidenza del consiglio». Una via in discesa per Prato, secondo Biffoni, che non nasconde i buonissimi rapporti con il presidente del consiglio in pectore Renzi: «Male non può fare - scherza- avere rapporti personali con il premier».

Finisce con il gioco che va per la maggiore in questi giorni, il “Sei pratese se”: «Per me - chiude Biffoni - sei pratese davvero se osi, sogni e costruisci».

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