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Prato

«L’evasione di Prato non metta in discussione il braccialetto elettronico»

«L’evasione di Prato non metta in discussione il braccialetto elettronico»

L’altolà del sindacato Sappe (polizia penitenziaria) dopo la fuga del detenuto tunisino agli arresti domiciliari che ha rotto il dispositivo

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PRATO. «Il braccialetto elettronico per controllare i detenuti in misura alternativa e ai domiciliari è sicuramente una soluzione valida e da potenziare quanto più possibile. E il caso di Prato, con il detenuto che è evaso rompendo il braccialetto, è da ricondurre a un caso limite, con un supporto peraltro superato dalla tecnologia».

Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria Sappe, commentando l’evasione di un detenuto tunisino, avvenuta il 12 febbraio a Prato.

«Oggi – aggiunge il Sappe – più di 21mila detenuti sono imputati: bisognerebbe allora dare corso al decreto interministeriale per la polizia penitenziaria negli uffici esecuzione penale esterna. Bisogna favorire maggiormente l'implementazione di misure alternative alla detenzione ricorrendo al braccialetto elettronico per i detenuti che potrebbe essere usato anche per altri casi penali di minore allarme sociale». Secondo il Sappe, occorre «avere il coraggio di puntare maggiormente sulle misure alternative alla detenzione, ridisegnando un nuovo ruolo operativo al Corpo di Polizia Penitenziaria al di fuori delle mura perimetrali delle carceri».

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