Finanza
Volontari in rivolta: «L’Asl ci snobba»
Contestato il trasferimento della centrale 118 da Prato a Firenze, preferivano Pistoia. La replica del direttore Majno
PRATO. Si sono sentiti snobbati. Volevano essere più coinvolti nella decisione di spostare la centrale operativa del 118 da Prato e Firenze. Per questo le tre associazioni di volontariato (Misericordia, Pubblica Assistenza e Croce d’Oro) alzano in coro la voce contro il direttore generale dell’Asl 4, Edoardo Majno, accusato di eccessiva chiusura nei loro confronti. «Siamo partner del servizio sanitario - tuona Alberto Corsinovi, presidente della Federazione regionale delle Misericordie - e non meri fornitori di servizi». Corsinovi gioca in casa, siamo al primo piano della sede della Misericordia in via Galcianese, e accanto a lui ci sono, tra gli altri, il proposto della Misericordia Luigi Biancalani, il presidente della Pubblica Assistenza Franco Bigagli, il vicepresidente della Croce d’Oro Annalisa Nocentini.
Poi però, quando dalle questioni di forma si passa a quelle di sostanza, le così si fanno più confuse. Che cos’è successo? Da ieri mattina alle 10,30 le chiamate della provincia di Prato al 118 non arrivano più alla centrale operativa nel vecchio ospedale, ma in quella di Firenze, Lungarno Santa Rosa. Il cosiddetto “switch off”, cioè lo spegnimento di Prato e l’accensione di Firenze, è andato bene. La prima chiamata è delle 10.40, non si segnalano particolari problemi negli interventi, se non qualcosa nell’organizzazione dei trasferimenti ordinari, ancora gestiti dalla centrale nel vecchio “Misericordia e Dolce”. E dunque, se per chi ha bisogno di aiuto e chiama il 118 apparentemente non è cambiato niente, che cosa cambia per le associazioni?
«La centrale del 118 è il cuore del sistema - prova a spiegare Corsinovi - ma ha bisogno di tanto altro. Dobbiamo condividere il modello organizzativo, c’è bisogno di conoscenza del territorio e di sinergie». Insomma, par di capire che uno dei possibili problemi sarebbe la scarsa conoscenza del territorio, anche se è ancora fresco il ricordo della morte del piccolo Franco Lori, ucciso da un colpo di sole il 26 giugno 2012 sulla Calvana. Quel giorno alla richiesta di soccorso rispose la centrale 118 di Prato, e se è vero quanto ipotizza la Procura, cioè che fu mandata un’ambulanza anziché l’elicottero, significa che errori di valutazione possono essere fatti anche indipendentemente da dove si risponde.
In realtà le associazioni di volontariato avrebbero preferito una centrale unica a Pistoia che prendesse anche le chiamate di Prato e di Empoli. A Pistoia, dicono, c’è un sistema più efficiente che consente di scaricare i “servizi” direttamente su un tablet evitando perdite di tempo quando si rientra in sede.
Ma secondo le associazioni, la Regione e l’Asl di Prato hanno forzato la mano e hanno di fatto imposto il trasferimento ieri a Firenze, anche se temporaneo. «Io lo so perché lo hanno fatto - spiega Luigi Biancalani - Si erano già messi d’accordo con la Telecom per lo switch off il 12 febbraio e così hanno detto che la centrale di Prato aveva delle “criticità”, giustificando così una decisione che era già stata presa».
Una ricostruzione che in realtà non viene smentita da Edoardo Majno, direttore generale dell’Asl. «Abbiamo parlato con Telecom - spiega - e ci hanno detto che si poteva fare il 12, altrimenti avremmo dovuto dare un preavviso di 48 o 72 ore. Le criticità della vecchia centrale non ce le siamo inventate, ci sono davvero. Non era un posto sicuro per quanto riguarda le comunicazioni e i possibili black out. Vi posso assicurare che il responsabile del dipartimento non ci dormiva la notte. Ora possiamo dire di esserci trasferiti in un posto più sicuro, siamo più tranquilli».
I volontari non sono d’accordo. Dicono che la centrale fiorentina, in Lungarno Santa Rosa, non è sicura perché a rischio alluvione e costruita senza i criteri anti-sismici. Dunque perché andare proprio lì.
Dal dibattito finora è assente una questione che potrebbe spiegare tutto. Chi ci guadagna e chi ci perde in termini economici dal trasferimento?
Le associazioni negano che dietro alla polemica ci sia una questione di soldi, e Majno conferma: «Per quanto ne so io non è una questione di soldi, almeno spero di no».
Paolo Nencioni
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