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Prato

Prato, quelle parole che fanno la differenza. Sauro e Xiaoyun, prima nemici e ora (quasi) amici

di Ilaria Bonuccelli
Prato, quelle parole che fanno la differenza. Sauro e Xiaoyun, prima nemici e ora (quasi) amici

Lui: «Non sono razzista». Lei: «Interazione è meglio di integrazione»

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PRATO. "Quando mi guardo allo specchio non vedo un razzista". Per qualche ora, Sauro Morganti lo è stato. Sulla rete. Il luogo espanso, senza contorni. Prova a bandire Xiaoyun Liao dal gruppo "Sei pratese se....": non è una pagina per individui di razza cinese. "Razza? Nazionalità" lo corregge la ragazza che con un post apre una breccia. Scatena un dibattito: Prato città aperta? Integrazione sì o no? All'inizio, la reazione al dialogo fra Sauro l'informatico 45enne e Xiaoyun la studentessa 21enne è epidermica. Razzista. Fascista. Il marchio infame. Su Morganti una valanga di offese. Rilegge, si pente. Convertito dalle parole di una ragazza. Peace and love. Mettete i fiori nei cannoni. Più e meglio di John Lennon.

Inevitabile: alla fine Sauro si scusa. In privato, fuori dalla ribalta pubblica di Facebook. Per pochi minuti solo loro due. Fra immigrazione e integrazione incompiuta. A Prato dove "esiste una città nella città. E dove, a mio avviso, è pratese se uno fa parte della stessa società, dando uno mano a tutti per lo sviluppo". Alla fine si ritrovano con più argomenti in comune di quanto pensassero.

Il post di Xiaoyun Liao, aspirante infermiera professionista - gli studi un po' a rilento perché all'università si mantiene lavorando, contiene tutti gli elementi per la riflessione. La "pratesità" - dice - è una condizione articolata. Implica che tu abbia voglia di vivere qui tanti decenni dopo averci già trascorso 15 anni; che tu abbia studiato al liceo scientifico Copernico senza ricordarti "una mazza di matematica"; che tu ti metta in fila per 4 ore ogni due anni davanti alla questura per il rinnovo del passaporto. Ma soprattutto "penso che Prato sia bella - scrive Xiaoyun Liao - e mi piacerebbe che anche i miei connazionali pensassero la stessa cosa". È la frase chiave. Leggera, ma essenziale. Una bussola, come il suo nome: "nuvola del mattino", in cinese. Lo è per Sauro. "Queste frasi mi hanno fatto riflettere. Ho riletto quello che ho scritto. Ho visto le parole, che mi sono scappate, per errore, quando scrivi di pancia, senza azionare il cervello. Con un copia e incolla reso più insidioso dalla fretta di rispondere. Il senso della risposta doveva riguardare l'integrazione che a Prato fra cinesi e italiani non è stata ancora raggiunta. Siamo solo agli albori. A Prato esistono due città, una dentro l'altra e solo da poco iniziamo a vedere ragazzi cinesi e ragazzi italiani che escono insieme, che costruiscono rapporti. Questo è molto bello, ma appartiene alla generazione di chi ha frequentato le scuole insieme. Non a chi è immigrato già adulto. E dalla conversazione avuta, credo che anche Xiaoyun non sia felice di certi comportamenti".

Magari non lo è. Ma è certo una ragazza che rappresenta un ponte gettato fra le due culture. Pratese come chi il sabato preferisce andare a fare una passeggiata in centro "invece che ai Gigli o a Parco Prato", cinese come chi non si sente a disagio a mantenere la propria nazionalità di origine. La fila per il permesso di soggiorno in Italia e la vecchia cittadinanza non sono incompatibili "perché sei così, metà cinese e metà italiana". E questo ti serve a capire. E magari anche a spiegare alcune dinamiche. "C'è differenza fra i cinesi di prima e seconda generazione. Chi è nato o è andato a scuola in Italia è animato dalla curiosità nei confronti degli altri. Il suo scopo è stringere amicizia, conoscere. Per chi è arrivato già adulto, lo scopo è un altro: il lavoro. Riuscire a mandare denaro alla famiglia, ai genitori rimasti in Cina". Meno tempo per le conoscenze. A volte un lusso che neppure ci si può concedere. E l'integrazione stenta. Anche se - prosegue Xiaoyun - non è questa "la parola che userei. Integrazione è una parola usurata. Non racchiude quello che dovrebbe significare: lo scambio". Meglio "interazione", molto meglio: "La parola "integrazione" ha un suono troppo duro. Senza la "g", si trasforma in interazione, un suono più dolce e un significato più completo. Dimostra che quando due persone diverse si avvicinano per lo scambio a nessuno manca niente. Nella ricerca di un punto di incontro non si perde una parte di sè, ma si guadagna qualche cosa". Sauro ascolta la ragazza di 20 anni che si addentra in sentieri poco battuti. "Ha ragione. Ed è bello vedere ragazzi italiani cinesi e italiani insieme. Ma questa interazione è un traguardo lontano. Non solo fra etnie diverse. Chi vive qui lo sa. Ci sono distanze enormi interne alla stessa organizzazione cinese: gruppi che non si parlano. La gerarchia sociale è fortissima. Nei laboratori tessili, esistono operai che fanno i turni per dormire negli stessi letti, come nei sommergibili. Gli scaldabrande delle fabbriche".

Condizioni da emigrazione povera. La stessa degli italiani nell'800 e Novecento. Un altro punto in comune fra la studentessa e l'informatico. Fra la loro storia. "Non ho mai preteso che la gente sia d'accordo con me quindi non mi offendo assolutamente se qualcuno mi dice che non sono "pratese" o "italiana". Ma se uno ha difficoltà a capire come una ragazza cinese possa sentirsi italiana, chiedo di pensare come faccia il figlio di un immigrato italiano che il secolo scorso si è trasferito in America a non sentirsi americano". L'argomento vincente di Xiaoyun. Quello che apre un ulteriore spiraglio di confronto: "Di emigranti ce ne sono anche nella mia famiglia. Parenti che tuttora vivono nello stato di Columbia, negli Stati Uniti. Anche per loro è stata dura. Quando sono arrivati, i negozi affiggevano i cartelli "Vietato l'ingresso ai cani e agli italiani". Nessuno dovrebbe più avere lo stesso trattamento. Io lo so che cosa vuol dire. Anche per questo mi sono scusato con Xiaoyun. Ma resto dell'idea che un immigrato può ritenersi pratese se partecipa attivamente e collabora allo svolgimento e al miglioramento della nostra comunità. Nostra nel senso di tutti i componenti, non solo quelli di nascita. Con persone come Xiaoyun questo sarà più facile: ha le idee chiare di come ci si dovrebbe comportare, italiani e cinesi, per una convivenza migliore". È il mondo reale che, per una volta, si incontra in rete. Ora lo sforzo è di farlo uscire. Andare oltre le parole. Oltre l'informatico e la studentessa

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