Il Tirreno

Prato

Il lavoro si trova con tecnici e professionali

Il lavoro si trova con tecnici e professionali

La ricerca della Provincia sui post diplomati, al primo posto il Dagomari, seguono Buzzi e Marconi

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PRATO. Scrivi Dagomari e leggi passaporto sicuro per entrare nel mondo del lavoro. Idem se uno ha lasciato i banchi del Buzzi e Marconi nel 2012: le percentuali più alte di diplomati di quell’anno che hanno trovato lavoro in modo stabile provengono da lì (63% da Dagomari, 60% dal Buzzi e 59% dal Marconi), indicazione non da poco per gli incerti che ancora non si sono iscritti al primo anno di superiori. Sono numeri che, in un certo modo, sfatano certi luoghi comuni sulla capacità di sbocco di questi istituti. A finire sotto la lente d’ingrandimento 487 pratesi (295 maschi e 192 femmine) che, nell’anno 2010/2011, si sono diplomati presso gli istituti tecnici e professionali pratesi: 140 del Datini, 38 del Marconi, 20 dell’istituto d’arte, 64 del Dagomari, 62 del Gramsci-Keynes e 103 del Buzzi.

Il primo elemento, positivo, è che 3 su 4 diplomati hanno proseguito negli studi oppure ha trovato lavoro: è quanto emerge dalla fotografia scattata dall’osservatorio scolastico provinciale e firmata dal ricercatore Paolo Sambo di Fil. Attraverso l’incrocio con le banche dati Idol relativa al numero degli avviamenti professionali, Inps e archivi amministrativi dell’università di Firenze, la ricerca prende in esame il percorso post-diploma fino a giugno 2012. Ovvero, l’annus horribilis della crisi nonché quello dell’entrata in vigore della riforma Fornero che, in qualche caso, ha precarizzato ancora di più i rapporti di lavoro.

Così, a due anni dal diploma solo il 37% dei giovani che hanno rinunciato all’università (117 su 319 ragazzi) si presenta con un lavoro stabile (contratto a tempo indeterminato o apprendistato), mentre abbonda la fetta di lavoro precario (tempo determinato, interinale, contratto a chiamata o a progetto). Non a caso, su 487 diplomati, 254 hanno lavorato in media soltanto 177 giorni all’anno, saltando da un contratto all’altro. «Un’altra criticità – sottolinea la vicepresidente della Provincia Ambra Giorgi – è legata alla non corrispondenza fra titolo di studio e sbocco occupazionale, con il rischio di disperdere capitale umano: il maggior assorbimento di queste risorse è avvenuto nel commercio, con un ruolo preponderante nel terziario». Ma se solo il 35% dei diplomati del 2012 si è sistemato con un contratto stabile nel manifatturiero (comprese le costruzioni), il grosso delle altre opportunità è ripartito tra commercio (18,8%) e alberghi/ristoranti (18,2%). I contratti offerti a questi ragazzi (il 30% inquadrato con tempo determinato, il 24% sotto forma di apprendistato, 17% con l’interinale, 14% con contratto intermittente, 8% a progetto) sono lo specchio della precarietà strutturale di certi settori: su 541 avviamenti, oltre il 35% ha riguardato il commercio con una concentrazione nella piana fiorentina dove sorgono i principali centri commerciali.

Maria Ladara

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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