Il Tirreno

Prato

Il gioco degli animali per raccontare le aziende

di Ilenia Reali
Il gioco degli animali per raccontare le aziende

Se per Maselli gli imprenditori tessili rimasti sono dinosauri, in via di estinzione per il presidente Cavicchi sono leopardi: «Veloci e pronti al cambiamento»

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PRATO. Dinosauri sì o dinosauri no?

“Siamo dei dinosauri”. Una frase che l’imprenditore tessile Mario Maselli, ex presidente degli industriali pratesi, ha utilizzato per descrivere il sentimento di pessimismo che nutre per il settore tessile e per le aziende come la sua. Aziende. come ce ne sono molte a Prato che non sono sufficientemente piccole da poter cambiare da un giorno all’altro ma neppure così grandi da reggere la concorrenza internazionale. Aziende costrette, tra l’altro, a operare in un sistema Paese che non le agevola.

Una frase provocatoria, ma che è utile a discorrere sul futuro del distretto e sul dimensionamento aziendale nonché sulle strategie da mettere in atto raccolta, ieri, dall’attuale presidente dell’Unione industriale pratese Andrea Cavicchi che, dopo aver letto l’articolo sul Tirreno, ha cambiato la foto copertina del suo profilo Facebook mettendo un’immagine di animali preistorici. No, lui simbolo del guardare positivo, non ritiene che le aziende pratesi siano dinosauri.

«No, non mi voglio sentire un dinosauro. Vedo tante aziende che, nel gioco degli animali, apparterrebbero a una specie che sa evolvere e adattarsi alla situazione che ha intorno».

Difficile però trovare degli animali che possano fare da contraltare ai dinosauri e che raccontino come le aziende di Prato sono o come invece dovrebbero essere. Piccole? Grandi? Veloci? Capaci di fare branco? O Camaleontiche?

Aziende-Leoni? «Sì - potrebbe essere ma solo perché cacciano in branco. Troppo ambizioso invece ritenersi come re della foresta”.

Leopardi allora? “Anche - aggiunge - ma solo perché sono animali veloci”.

«Non so – aggiunge Cavicchi – se siamo davvero quello che vorrei ma vedo intorno tante aziende che hanno saputo trasformarsi, cambiare. E non credo ci si debba fermare a lamentarci della situazione che abbiamo intorno. Anche se condivido con Maselli tutta l’analisi della situazione: siamo in un momento difficile, ci sono molti ostacoli, quelli che ci ripetiamo continuamente, ma non voglio pensare che siamo sulla via dell’estinzione. Farlo sarebbe già penalizzarsi. E anzi direi a chi si sente su questa strada che è il momento di cambiare, magari lasciando la guida delle aziende alle nuove generazioni che meno dei loro babbi fanno il confronto con il passato. Se un dinosauro si sente dinosauro lo diventa anche se non lo è. E quindi non me ne voglia Maselli forse è il momento di lasciare a chi affronta la sfida del futuro con più ottimismo».

«Penso che le aziende oggi – aggiunge Cavicchi – debbano essere flessibili ma in grado di strutturarsi collaborando tra loro: creando accordi di filiera, aggredendo insieme i mercati, pronte a cogliere le varie e mutevoli condizioni dei mercati insieme o singolarmente a seconda delle esigenze».

«A essere cambiate - conclude il presidente - non sono solo le condizioni del Paese ma anche quelle dei consumatori alle cui esigenze bisogna rispondere. Avendo la velocità del leopardo e la capacità di cacciare in branco come i leoni. Cambiare il modo di pensare e di rapportarsi tra noi imprenditori sarà la vera sfida per il futuro».

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