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Chiusura Pam, il Comune bussa alla porta delle altre catene

Chiusura Pam, il Comune bussa alla porta delle altre catene

L’assessore Caverni ha esposto nella commissione consiliare alcune soluzioni per salvare i quindici posti di lavoro del punto vendita de La Querce

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PRATO. Conad, Coop o Esselunga. Potrebbe avere questi nomi la soluzione al caso della Querce, il quartiere recentemente abbandonato da Pam, che in breve tempo ha lasciato senza lavoro 15 dipendenti e privato di un punto di vendita la frazione. Al momento i residenti, in gran parte anziani, sono costretti a prendere l'autobus e a rifornirsi alla Coop di Calenzano. Ma resta in piedi il duplice problema: i residenti vorrebbero un negozio di alimentari adeguato e i lavoratori vorrebbero conoscere la propria sorte professionale. Sono queste le istanze arrivate oggi, 13 febbraio, in commissione 3 con l'assessore alle attività produttive, Roberto Caverni.

«L'amministrazione non è insensibile né alla questione dell'occupazione né alla tutela di un servizio per i cittadini – ha garantito di fronte ai rappresentanti dei lavoratori, l'assessore –. La speranza è che ci sia la disponibilità ad aprire un punto vendita da parte delle altre catene. Di certo dovrà essere qualcosa di spontaneo, perché non rientra fra i poteri di una giunta quello di influire sulle strategie di Coop, Esselunga o Conad».

Escluso, in particolar modo, che possa essere tentata un'opera di persuasione su Pam visto che la scelta aziendale in Toscana è di chiudere complessivamente 250 supermercati in totale. In realtà, ci sono ostacoli anche per le catene in espansione. Che sia Conad, Coop o Esselunga, in effetti, sempre si troverà a far fronte ad un fatturato settimanale che ha un tetto ben preciso – circa 60.000 euro settimanali – con costi altrettanto fissi per la gestione di una superficie di 800 mq. Il punto di pareggio, per rendere l'idea, è fissato a 100 mila euro di incasso settimanale.

La via d'uscita potrebbe consistere nel frazionamento dell'immobile. Un'ipotesi sulla quale ci sarebbe il benestare del proprietario del fondo e che consentirebbe di installare un minimarket di circa 400 mq con costi molto più ragionevoli senza deprimere il fatturato, visto che comunque il bacino d'utenza e il livello di consumi sarebbe garantito. In questo caso, si accontenterebbero anche i 15 ex dipendenti: di 3 si confida una ricollocazione in altri negozi di Pam, altri 3 sono destinati al pre-pensionamento, 4 contano su un contratto part-time. Non è l'unica possibilità coltivata dall'amministrazione. A svelarlo è sempre l'assessore Caverni: «Non è sbagliato prendere in considerazione l'opzione di far rinascere delle botteghe e dei piccoli negozi di vicinato». (C.P.)

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