Il Tirreno

Prato

“Made in” e tracciabilità subito

dall’inviato Ilenia Reali

E’ la richiesta degli imprenditori pratesi che espongono a Milano Unica

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MILANO. Non c'è alternativa al made in Italy e alla tracciabilità. E' questo, in un momento in cui l'approvazione della legge sull'etichetta di origine non è mai stata così vicina eppure così a rischio, il messaggio che arriva in modo corale da Milano Unica, la fiera tessile italiana. Il primo a porre l'accento, alla cerimonia di inaugurazione, è stato Claudio Marenzi, presidente di Sistema Moda Italia che con Silvio Albini, guida della manifestazione, ne ha chiesto di conto al vice ministro Carlo Calenda. Made in Italy e tracciabilità, del resto, per le aziende tessili italiane non sono niente di rivoluzionario ma solo il certificare quello che è sempre più evidente vada certificato. «Chi viene da noi - commenta l'imprenditore Luigi Guarducci del lanificio Europa - lo fa perché sa che compra made in Italy. Adesso però dobbiamo far riconoscere formalmente il nostro livello qualitativo. E' il futuro e non abbiamo scelta».

Una necessità che il vice ministro ha esplicitato riferendo di un'indagine fatta con i grandi distributori americani. «Con Zegna siamo andati da tutti per chiedere cosa si aspettassero dalle nostre aziende della moda - ha commentato - e tutti hanno risposto che chiedono di far vedere le nostre aziende ai clienti, di aprire insomma le nostre manifatture perché l'Italia è l'unica che ha ancora delle filiere; di comportarci come se fossimo un unico brand made in Italy con caratteristiche di artigianalità e l'esigenza di fare formazione alle aziende». In un unico concetto è stato chiesto di far vedere cosa significa produrre in Italia perché questo dà garanzia ed è l'unica differenza rispetto ai concorrenti.

«Senza non possiamo far niente. E' fondamentale per distinguerci in modo sempre più netto», è l'opinione dell'ex presidente dell'Unione industriale Riccardo Marini che condivide con il suo successore Andrea Cavicchi. «Per quanto riguarda la tracciabilità - ha infatti riferito - stiamo collaborando con Unioncamere e Smi a Unionfiliera. Per il momento hanno aderito solo due aziende pratesi su circa 250 ma è arrivato il momento di incrementare la nostra presenza».

Il progetto prevede infatti - a entrare nel dettaglio è stato il vice direttore di Smi Mauro Chezzi - che con la tracciabilità venga esplicitato il luogo dove un prodotto è stato filato, tessuto, nobilitato e confezionato con la possibilità, inoltre, di inserire altre fasi di lavorazione se ritenute prioritarie.

La prova del nove sul fatto che la tracciabilità sia indispensabile, si è avuta fin dal primo giorno di fiera dove i pratesi, in controtendenza rispetto all'andamento della kermesse milanese, hanno visto molti stranieri nei loro stand interessati proprio ai prodotti di "qualità italiana" che molti stand pratesi hanno presentato rivoluzionando le proprie collezioni sia nello stile sianella disposizione dei tessuti. «Abbiamo voluto dare un tocco di freschezza - è stato il commento di Alessandro Benelli, di Linea Tessile Italiana - perché in un periodo di crisi è necessario rinnovarsi e andare sempre di più incontro alle esigenze del cliente». «Che - è il giudizio nello stand Cangioli 1859 - sceglie sempre di più facendosi colpire da ciò che vede» «senza stare a chiedersi - ha concluso Francesco Bellucci -che tipo di stoffa sia ma solo se fa al caso suo»”made in”.

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