Sicurezza
Al via dopo più di tre anni il processo per il sottopasso di via Ciulli
È iniziato ieri, a tre anni e quattro mesi dalla tragedia, il processo per l’allagamento del sottopasso di via Ciulli, dove nella notte tra il 5 e il 6 ottobre del 2010 annegarono quattro donne...
È iniziato ieri, a tre anni e quattro mesi dalla tragedia, il processo per l’allagamento del sottopasso di via Ciulli, dove nella notte tra il 5 e il 6 ottobre del 2010 annegarono quattro donne cinesi, intrappolate nell’auto finita sott’acqua.
Per quei fatti furono indagate otto persone, quattro delle quali sono state prosciolte dal giudice dell’udienza preliminare.
Alla sbarra sono rimasti in quattro: due funzionari delle Ferrovie dello Stato, Paolo Berti, capo dell’ufficio potenziamento e sviluppo, e Stefano Caldini, direttore dei lavori del sottopasso all’inizio degli anni Novanta, il funzionario del Comune di Prato Lorenzo Frasconi, dirigente del servizio mobilità e grandi infrastrutture, difeso da Olivia Nati, e il direttore generale dell’Asm Sandro Gensini, difeso da Mauro Cini. Tutti e quattro dovranno rispondere di omicidio colposo plurimo per non aver garantito, secondo la Procura, la sicurezza del sottopasso di via Ciulli.
All’udienza di ieri, davanti al giudice monocratico Monica Jacqueline Magi, i difensori degli imputati hanno sollevato questioni sulla costituzione di parte civile di alcuni parenti delle vittime. Questioni sulle quali replicheranno gli avvocati di parte civile alla prossima udienza, fissata alla fine di marzo.
Si prevede che il processo non potrà finire prima della pausa estiva delle udienze.
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