Sicurezza
Il Calicino è al collasso, residenti contro Gida che replica
Il depuratore continua a sversare le acque nel fosso, loro bloccano la strada. Interviene la polizia e viene fermata una delle pompe. Il presidnete della Gida però replica affermando che i problemi di Castelnuovo non derivano dall'impianto di depurazione delle acque
PRATO. Erano da poco passate le 17 quando l'argine del Calicino a Ponte dei Bini ha preso a tracimare. E non è stata una sorpresa. Già da un paio d'ore quel triangolo di terreni, fossi e torrentelli a cavallo delle province tra Prato e Pistoia avevano gli occhi addosso degli addetti ai lavori ma soprattutto dei residenti della zona primi, veri custodi di quelle strade piene di buche e melma dove gli argini sono troppo incerottati per reggere e le scelte dell'uomo spesso poco rispettose di quel reticolo di fiumi che sembra non aspettare altro che uscire dal proprio alveo.
Qui il sistema idraulico, una ragnatela di fiumi e fossi, è sistematicamente sull'orlo del collasso. E lo era anche ieri mentre, anche questo come al solito, il depuratore industriale di Gida continuava a sversare con le sue tre pompe acqua nel Calicino così colmo da non poter recepire più un bicchiere d'acqua. Una vecchia storia le cui origini vanno cercate indietro nel tempo fin dalla scelta di realizzare lì l’impianto di depurazione. Dalle porte delle case del borghetto di via del Calice si vedeva l'acqua avvicinarsi, centimetro dopo centimetro fino poi a raggiungerle e allagarle. Troppo da sopportare per i residenti con quel tubo che, a duecento metri, continuava a sputare 6.000 metri cubi di acqua in arrivo dalle fognature dell'area industriale di Montemurlo contro i 1.300-1.600 metri cubi per cui sarebbe tarato l'impianto. E quasi come una beffa quel continuo passaggio di Tir con i loro liquami da trattare pronti per alimentare i motori dell'impianto. Una manciata di residenti ha deciso di bloccare la strada. E lo ha fatto dopo averlo annunciato più volte durante la giornata .
E' servito l'intervento della polizia e dei responsabili della protezione civile, Lorenzo Frasconi e Sergio Brachi, per convincerli a fermare quella protesta. «Abbiamo chiesto a Gida di evitare di accettare i liquami che arrivavano dall’esterno e di fermare una delle pompe. Ci sembra un gesto di rispetto vista la situazione generale di quella zona», ha commentato Frasconi dopo qualche minuto dal sopralluogo spiegando però come sia difficile, e fondamentale, trovare un equilibrio tra il trattamento delle acque (anche tutte quelle di fognatura di Montemurlo) e lo sversamento nel Calicino.
Una decisione che non ha però impedito al Calicino di sversare a Ponte dei Bini. "Siamo esasperati - si lamentavano i residenti - non ne possiamo più. Quest'anno abbiamo avuto l'acqua sulla porta di casa per sei volte. Una situazione insopportabile. L'assessore del Comune ha rimandato più volte gli appuntamenti mentre Gida continua a sversare nel Calicino qualunque sia la situazione incuranti dei danni».
Interviene anche il presidente di Gida, Gabriele Mammoli, per rispondere alle polemiche e alle istanze dei cittadini.
“L’esasperazione della popolazione interessata dai ricorrenti problemi dovuti al Calicino è del tutto comprensibile. Come Gida ne siamo consapevoli: non a caso i nostri tecnici sorvegliano la situazione giorno e notte fin dall’inizio dell’allerta. Ma non è Gida la causa, nemmeno indiretta, dei loro disagi. Gida depura le acque e fa sì che la fognatura di Montemurlo funzioni e non metta in difficoltà le aree vicine: compito non facile perché il reticolo fognario montemurlese veicola anche, impropriamente, quantità abnormi di acque superficiali".
"E’ necessario fare chiarezza su almeno due punti - aggiunge Mammoli - le competenze di Gida e l’entità del contributo che i contestati camion dei liquami danno al problema esondazioni.
Sulle competenze, quelle di Gida corrispondono alla mera esecuzione dei compiti previsti dalle autorizzazioni e dai contratti di servizio che la società ha ricevuto ed intrattiene con i vari enti, inclusa la Protezione civile che in situazioni emergenziali ha (lei sola) l’autorità di farci interrompere o modificare le attività. In altre parole: Gida non può decidere se e come derogare dall’attività che svolge ordinariamente. Se lo facesse commetterebbe una irregolarità, grave in sé e anche per le possibili conseguenze di scelte non autorizzate.
Per i camion: senza entrare in tecnicismi, bastano pochi numeri a dare il senso della loro irrilevanza. La depurazione degli scarichi di Montemurlo trattati da Gida al Calice ammonta a 1.600 metri cubi all’ora e sono le eccedenze ad essere scolmate nel Calicino. Le piogge torrenziali di questi giorni hanno portato tali eccedenze all’entità di 6.000 metri cubi all’ora. Un camion trasporta liquami (ovviamente da trattare prima di essere sottoposti a depurazione) per un volume di circa 10-15 metri cubi.
Agli abitanti di quell’area così tormentata dico: non è Gida il ‘nemico’. I problemi stanno da tutt’altra parte, a cominciare dalla questione delle competenze sul Calicino. Gida non ci sta a fare da cassa di compensazione di inefficienze che non le appartengono e che si scaricano su di essa in quanto anello terminale ed operativo di una ‘filiera dell’acqua’ le cui titolarità sono di altri. Per questo chiederò agli enti competenti una riunione urgente finalizzata a porre Gida in condizione di operare al Calice con la dovuta serenità.”
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
