Il dolore
Racket sulle grucce, secondo caso
Tre cinesi in manette, come a settembre. Nasce la task force anti-estorsioni
PRATO. Tre cinesi sono stati arrestati dalla squadra mobile di polizia con l'accusa di estorsione ai danni di un connazionale, titolare di un'azienda che produce grucce. I tre sono stati fermati lo scorso 29 gennaio (ma la notizia è stata resa nota solo ieri) dalla polizia in via Toscana. Pochi minuti prima avevano ricevuto 2.000 dall'imprenditore loro connazionale dopo un concitato incontro, sempre in via Toscana.
In manette sono finiti Yourong Zhou, 42 anni, Le Xue, 31 anni, e Zhengjin Lin 27 anni, gli ultimi due irregolari sul territorio italiano. Le indagini sono scaturite da una segnalazione ricevuta dalla squadra mobile in cui si parlava della presenza di un racket ai danni di aziende produttrici di grucce.
I poliziotti agli ordini del vicequestore Francesco Nannucci hanno sentito tre imprenditori ma tutti hanno decisamente negato di aver ricevuto richieste estorsive. Affermazioni che non hanno convinto gli investigatori, perché la loro fonte, interna alla comunità cinese, era considerata molto attendibile.
Uno dei tre imprenditori del settore grucce è stato dunque controllato, e i poliziotti in borghese lo hanno visto incontrarsi in via Toscana con i tre estorsori. Dopo il fermo dei tre l'imprenditore, evidentemente impaurito dalle possibili conseguenze, ha negato di aver pagato i 2.000 euro, poi lo ha ammesso ma negato di aver pagato in precedenza altri 2.000 euro, come invece risulta alla polizia.
Nel mese di settembre i carabinieri avevano arrestato altri tre cinesi con l'accusa di aver compiuto estorsioni nel medesimo settore, quello della produzione di grucce.
Il dirigente della squadra mobile ha reso noto che da un paio di settimane è stato formato un gruppo di lavoro di cui fanno parte anche poliziotti del Servizio centrale operativo (Sco) e della squadra mobile di Firenze.
Il gruppo opererà anche nelle zone di San Donnino e dell'Osmannoro dove un paio di giorni fa si è verificato un incendio doloso in un'azienda cinese. Da Firenze è rimbalzata la voce che sull’incendio dell’Osmannoro, così come su altri due episodi accaduti la scorsa estate a Prato, stia indagando la Procura distrettuale antimafia con l’ipotesi che tutti gli incendi siano legati al racket. Il vicequestore Nannucci ha invece detto che non ci sono ipotesi di racket nelle indagini sugli incendi dei pronto moda della scorsa estate a Prato.
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