Attenzione
Il pratese costretto a far guerra all’Italia
La storia di Anton, il tecnico austriaco che cent’anni fa sposò un’operaia di Montepiano prima di essere chiamato alle armi
PRATO. A cent'anni dalla scoppio della Grande Guerra la nipote Clara di Anton Franz racconta l'incredibile odissea del nonno, spostato con una pratese ma chiamato a combattere sul fronte austriaco.
«Mio nonno – racconta Clara – era nato a Liberec al tempo faceva parte del regno austroungarico ed era arrivato a Prato agli inizi del 1900 come tecnico del Fabbricone. Dopo pochi mesi si era innamorato di mia nonna un'operaia tessile che veniva da Montepiano. Sicuramente un amore a prima vista, ma al tempo c'erano tanti pregiudizi sociali, per cui un dirigente non avrebbe mai potuto sposare una semplice lavorante. Così tennero segreta la loro storia fino a venti giorni prima della data delle nozze». Diventata la signora Franz la nonna di Clara smise di lavorare, mentre il marito continuò a fare il tecnico nella grande fabbrica. Nel 1914 Anton venne chiamato dalla sua Patria, dato non aveva pensato di richiedere la cittadinanza italiana, al fronte. Da bravo soldato partì, ma un anno dopo si trovò a combattere contro l'Italia. «Furono momenti molto difficili- spiega Clara - non solo per lui, ma anche per mia madre e mia nonna che erano rimaste a Prato». Anche se non furono vittima di discriminazione le due donne vennero un po' isolate, soprattutto la bambina. «Mia madre a scuola veniva sbeffeggiata perchè il padre combatteva contro gli italiani. Penso che sia stato un periodo veramente orribile». La guerra finì, Franz fece ritorno a casa e prese due grandi decisioni; chiedere il passaporto italiano e non parlare mai più tedesco in casa. Un modo per ribadire che era un italiano. Eppure il destino aveva deciso in modo diverso, quando scoppiò la seconda guerra mondiale venne obbligato a fare da interprete al comando tedesco in via Roma.
«Furono anche quelli anni difficili – spiega Clara – mio nonno fece sempre il doppio gioco visto che si sentiva italiano; riuscì ad evitare che il Fabbricone venisse distrutto e soprattutto quando venne chiamato per leggere la sentenza di morte ai partigiani impiccati a Figline si rifiutò di farlo. Passò una settimana nascosto in una botte con la certezza che sarebbe morto anche lui». Le cose andarono diverse e Franz si salvò senza dover fare da testimone alla morte dei suoi concittadini, divenne anche il primo interprete di Prato quando la città iniziò a commerciare con la Germania.
Alessandra Agrati
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