Finanza
Confisca da 2 milioni a un imprenditore
Indagine della Finanza sui colletti bianchi cinesi: l’uomo aveva case e auto a Prato e a Biella ma dichiarava redditi minimi
PRATO. Confisca sulla base dell’applicazione della legge antimafia. Per Prato è una prima volta. Il nucleo di polizia tributaria del Gico della Guardia di Finanza di Firenze ha confiscato (primo grado di un provvedimento che alla fine, se non modificato, fa transitare il diritto di proprietà del bene dal titolare allo Stato) beni per oltre un milione e 800mila euro a un imprenditore cinese, residente a Prato, già indagato nella maxi inchiesta sulla mafia dei colletti bianchi impegnati in trasferimenti illegali di denaro in patria per miliardi.
L’indagine della finanza, coordinata dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Firenze Tommaso Coletta - terminata nel maggio scorso con l’avviso di chiusura indagine per 262 indagati per reati che vanno dall’associazione per delinquere di stampo mafioso, alla fronde fiscale, alla contraffazione, al trasferimento fraudolento di valori - e denominata “Cian Lui”, ha fatto un ulteriore passo avanti. Appunto con l’applicazione della confisca di prevenzione a carico di un unico soggetto - operazione Nemensi - di un’azienda tessile e un immobile a Prato, di due autocarri, un’auto e di un altro immobile situato a Biella. Il tutto del valore di quasi due milioni di euro.
Il provvedimento di confisca, emesso dal tribunale di Prato, va a colpire un imprenditore che, secondo gli accertamenti svolti, in tre anni, dal 2008 al 2010, aveva illecitamente trasferito in Cina profitti per oltre 4,8 milioni di euro frutto di evasione fiscale. Da manuale le modalità con le quali l’imprenditore, utilizzando il canale dei money transfer, rispediva il “nero” in madre patria: con transazione mini, sempre inferiori ai 2mila euro e omettendo di comunicare il reale mittente .
La guarda di finanza è anche andata a spulciare le denunce dei redditi del “paparone”, risultate davvero misere: a fronte delle rimesse milionare l’imprenditore aveva dichiarato redditi di 5.000 euro nel 2007, 19.000 euro nel 2008, 23.000 euro nel 2009 e 43.000 euro nel 2010. «La sistematicità delle condotte fraudolente, protrattesi nel tempo - scrive la Finanza - è stata riconosciuta dal Tribunale di Prato quale indice evidente di pericolosità sociale, che costituisce presupposto legittimante per l’applicazione della normativa di prevenzione antimafia».
Una disposizione che si applica anche quando i beni risultano sproporzionati al reddito dichiarato da soggetti indiziati di condotte di trasferimento fraudolento di denaro ovvero dei beni che risultino essere il frutto o il reimpiego di attività illecite.
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