Il dolore
La Finanza sequestra 451 tonnellate di tessuti
Bloccate 19.000 pezze per un valore di 3 milioni in un deposito del Macrolotto 2 Al titolare cinese si contesta la mancata etichettatura. Assunto al nero un italiano
PRATO. La Compagnia della guardia di finanza di Prato ha sequestrato in un capannone nel Macrolotto 2, in via Onorio Vannucchi, 451 tonnellate di prodotti tessili privi di etichettatura idonea alla loro commercializzazione. Si tratta di circa 19mila pezze di tessuto prodotto in Cina e importato in Italia attraverso la Spagna.
Il controllo dei finanzieri è scattato martedì pomeriggio e la merce è stata lasciata in custodia nel capannone. Le Fiamme Gialle contestano all’importatore cinese l’assenza di etichette contenenti la composizione del tessuto, in violazione delle norme dell'Unione europea sulla materia. Il titolare della società aveva alle sue dipendenze due connazionali e un italiano (magazziniere), tutti impiegati senza un regolare contratto di lavoro.
Il capitano Luigi D'Abrosca, comandante della Compagnia delle Fiamme gialle, ha spiegato che la merce messa sotto sequestro ha un valore di circa 3 milioni di euro e che la violazione contestata è legata al regolamento comunitario 1007/2011 nella parte in cui indica come requisito per importare prodotti nell'Unione la "composizione merceologica ben visibile", cosa che manca alle pezze dell'azienda cinese.
Due i profili su cui ha lavorato la Finanza: la sicurezza dei prodotti messi in commercio (messa in pericolo dalla mancata indicazione sulla composizione del tessuto) e la concorrenza sleale (perché la mancata etichettatura potrebbe costituire un vantaggio rispetto ai concorrenti).
Di fatto il titolare dell'import-export potrà mettere in regola la merce apponendo un'etichettatura. Dovrà pagare una sanzione alla Camera di commercio, sanzione che non è stata quantificata ma che probabilmente non sarà salatissima, altrimenti non converrebbe più mettere a norma il prodotto.
I tessuti made in China, come detto, sono stati importati in Spagna e poi inviati in Italia. Alla domanda sul perché le autorità spagnole non hanno rilevato irregolarità nell’importazione, il capitano D’Abrosca ha risposto diplomaticamente che i controlli possono cambiare da paese a paese.
La merce era destinata verosimilmente ai pronto moda cinesi del distretto pratese, ma anche a clienti italiani e stranieri che poi li rivendono al dettaglio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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