Il Tirreno

Prato

GranPrato si fa conoscere anche nei campi

di Maria Lardara
GranPrato si fa conoscere anche nei campi

Un cartello con uan spiga verde segnalerà i terreni dove viene coltivato il frumento utilizzato per produrre il celebre pane pratese

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PRATO. Dimmi che grano hai seminato e ti dirò che pane mangerai. E se è “GranPrato”, dillo con un cartello, quello che racchiude una spiga verde su uno sfondo bianco, il simbolo del “GranPrato”. Da un mese a questa parte, ne sono spuntati sei in alcuni appezzamenti di via delle Fonti, via del Girone, via del Purgatorio, di proprietà degli agricoltori Boretti e Colzi, già predisposti per la semina d’annata di “GranPrato”.

Il logo del pane a chilometro zero prodotto da grano coltivato sui terreni locali, un progetto dell’associazione “GranPrato” che va a gonfie vele, campeggia così in bella vista, quasi a voler comunicare visivamente il messaggio di una filiera cerealicola corta sul quale da un anno e mezzo scommette un gruppo di agricoltori, mugnai, fornai, pasticceri, tutti radunati sotto l’insegna del “GranPrato”. L’intuizione dei cartelli è di Paolo Colzi, uno degli imprenditori agricoli più attivi e motivati nel progetto, e si sta allargando agli altri coltivatori soci di “GranPrato”.

Dal cartello… «E’ importante saper comunicare bene il nostro lavoro, per questo l’idea dei cartelli che mi è venuta insieme a David Fanfani, presidente dell’associazione “Parco Agricolo” che nel 2011 ha dato impulso a tutto il progetto. Anche se siamo stati sfavoriti dal clima piovoso, per l’annata agraria 2013-2014 a dicembre sono stati seminati circa 250 ettari di grano tenero per “GranPrato”». Ovvero, conti alla mano, 1milione di kg di grano che potrebbe essere trasformato in un 1 milione e 300mila kg di fragranti bozze "GranPrato". Dal campo alla tavola, passando per i mulini e i forni, si preannuncia per l’arte bianca pratese un 2014 di abbondanza. «Il progetto dei cartelli punta a rendere il consumatore consapevole della terra che lo circonda, chiedendogli attenzione e rispetto», sottolinea Marco Bardazzi, dell’omonimo molino di Vaiano e presidente dell’associazione “GranPrato”.

Al bollino… Intanto, si pensa a una carta d’identità del pane nostrano a chilometro zero con un vero e proprio bollino di riconoscimento, vista la diffusione galoppante del “GranPrato” (da 20 i soci stanno per diventare 24) e la necessità di proteggere il marchio da eventuali imitazioni. Grazie al sostegno della Provincia e in particolare dell’assessore competente Stefano Arrighini, è in arrivo entro la fine del mese una mandata di 25mila bollini per la marcatura di qualità del pane, a base di inchiostro adatto per alimenti: il marchio, che sarà apposto direttamente dal fornaio sul pane, potrà essere staccato dal consumatore senza possibilità che venga riutilizzato. L’identikit del “GranPrato” non potrà temere così imitazioni con l’obiettivo di tutelare il consumatore lungo la filiera corta cerealicola. «È una produzione in crescita: ne sforniamo 5-6 quintali al mese», fa sapere Bardazzi.

Non solo pane. Le farine del “GranPrato” piacciono anche ai pasticceri. Dopo il “Dolce Prato”, prelibatezza della pasticceria “Peruzzi” con fichi secchi, Vin Santo, olio locale e farina di castagne, un’altra new entry è la pasta all’uovo di Prato del pastificio “Ferraboschi” con farine “GranPrato”.

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