Il Tirreno

Prato

Contro le frane riportiamo le attività nelle zone di collina

di Barbara Burzi

L’assessore Arrighini sui danni provocati dal maltempo «Prevenzione difficile anche a causa dei vincoli di bilancio»

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Far fronte all’emergenza maltempo dei giorni scorsi ha riportato al centro il tema della prevenzione e della difesa del territorio spesso legato a doppio filo con la disponibilità delle risorse. A conti fatti, per gli ingenti danni provocati dalle piogge e dall’esondazione del torrente Calicino, la Provincia ha stimato ci vorranno circa 2,7 milioni di euro. Oltre a una voce di costo importante, il dissesto idrogeologico rappresenta un pericolo anche se finora la macchina della protezione civile ha funzionato. Cosa si sta facendo per prevenirlo lo abbiamo chiesto all’assessore provinciale all’Ambiente, Stefano Arrighini.

Non converrebbe intervenire prima anziché agire d’urgenza, visto che ormai quello del maltempo è un fenomeno che si sta ripetendo in modo ciclico?

«Spesso accade che le risorse destinate a quelle opere che dovremmo realizzare prima a scopo preventivo sono vincolate dal patto di stabilità, da cui escono quando ormai è troppo tardi. Mi rendo conto che la situazione negli ultimi anni è cambiata, dal 2010 almeno una volta al mese siamo in allerta meteo. Dunque si potrebbe senz’altro fare di più sul fronte della prevenzione, ma parte della responsabilità per cui ciò non accade è legata ai vincoli del bilancio dai quali si possono escludere soltanto lavori di somma urgenza».

Quali interventi state mettendo a punto per la prevenzione?

«Stiamo lavorando su due fronti: da una lato, sull’ampliamento del letto del fiume Ombrone; dall’altro, stiamo portando avanti un’attività di ripristino in tutti quei micro punti interessati dal dissesto attraverso interventi di manutenzione del territorio che consentono di limitare il disastro. Questo lavoro di mantenimento costante non è sostituibile con nient’altro: basti pensare che su Prato abbiamo 50 chilometri di fiumi arginati, quindi un reticolo fragile su cui è necessario intervenire dopo ogni piccolo dissesto».

Cosa servirebbe di più secondo lei per ridurre il rischio idraulico sul territorio?

«Proprio in questi giorni è arrivato il finanziamento per dare il via al completamento del primo lotto della cassa di espansione a ponte Attigliano, per noi l’opera più strategica per ridurre il rischio della piena del torrente Ombrone».

C’è poi l’emergenza frane. Nei giorni scorsi la più grossa si è verificata al Pinone.

«Il rischio frane è più subdolo. E’ più difficile prevenire questo fenomeno semplicemente perché è legato all’attività dei suoli e può manifestarsi di colpo, senza segnali di preavviso».

Non c’è niente quindi che si possa fare?

«Stare sul territorio e viverlo, quindi non abbandonarlo perché dove non c’è più un sistema di scorrimento delle acque il terreno diventa più fragile. Anche se non sarà facile, bisognerebbe riportare sui territori montani e collinari attività economiche di una certa tipologia, legate per esempio alla energie alternative, poiché contribuiscono alla regimentazione idraulica producendo un effetto positivo rispetto al rischio frane. I cittadini sono i primi guardiani di un territorio».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore