Sicurezza
Prato, paga prima gli operai e poi le tasse: il giudice lo assolve
In aula il titolare di una tintoria con 42 dipendenti. Non aveva versato 170mila euro di Irpef e Iva
PRATO. Ha scelto di ritardare il pagamento delle tasse per salvare l’azienda, e il giudice lo ha assolto. E’ la storia di un imprenditore, M.B., titolare di una tintoria con 42 dipendenti che è stato processato per l’omesso pagamento di 170.000 euro di Irpef e Iva.
L’imputato, difeso da Luca Brachi, è comparso martedì 4 febbraio davanti al giudice monocratico Jacqueline Monica Magi e ha spiegato di aver omesso il versamento delle tasse, relativo agli anni 2007/2008, perché l’azienda andava male, ma lui aveva deciso di ricapitalizzare per salvarla. Così ha preferito pagare gli operai e i fornitori, riservandosi di saldare in un secondo momento il conto con l’erario. La giurisprudenza di Cassazione finora ha avuto un orientamento contrario alle assoluzioni degli imprenditori processati per l’omesso versamento delle tasse a causa della difficoltà a riscuotere i crediti. Questo caso era diverso: qui non era stata la difficoltà a riscuotere i crediti, ma le difficoltà di mercato, a mettere in crisi la tintoria. Una situazione comune a molte aziende del distretto tessile pratese. L’imprenditore ha sostenuto di aver ritardato il pagamento perché aveva provato a salvare l’azienda e i 42 posti di lavoro. Operazione riuscita, se è vero che la tintoria è ancora in piedi e non ci sono stati licenziamenti. Passata la crisi, l’imprenditore ha pagato a rate ciò che doveva al fisco, dice l’avvocato difensore. (p.n.)
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