Gioco
Mail dal ministero dell’Istruzione «Caro preside noi la bocciamo»
Stroncati i criteri di iscrizione all’istituto di Prato «Non si possono escludere gli alunni ripetenti»
di Gianni Parrini
PRATO. Un tempo venivano messi in ginocchio dietro le lavagne, ma poi le lavagne le hanno attaccate al muro, e per “gli asini” pare non ci sia più posto in aula. Così qualcuno sta pensando di sistemarli addirittura fuori dalle scuole.
Daniele Santagati, dirigente scolastico dell’istituto professionale Datini di Prato, per arginare l’ondata di aspiranti cuochi in arrivo all’alberghiero, ha fissato dei rigidi criteri di iscrizione. Le nuove regole escludono due categorie di studenti: i ripetenti delle medie che arrivano da fuori provincia e i “pratesi” bocciati più di una volta. «Vogliamo ragazzi motivati, non abbiamo spazi e tempi per chi non ha voglia di studiare». Una presa di posizione che ha fatto molto discutere e la cui eco è arrivata anche al Ministero della pubblica istruzione. Gli uffici del dicastero, interpellati dal nostro giornale, hanno “bocciato” la scelta del Datini. «Non può essere criterio di esclusione l'aver ripetuto uno o più anni scolastici da parte di studenti ancora soggetti all'obbligo di istruzione». Questa la risposta tranchant arrivata dal dicastero di Maria Chiara Carrozza. Una nota che suona come una bacchetta sulle mani del preside Santagati: "Come spiega la circolare sulle iscrizioni inviata a tutte le scuole – ricordano dal Miur – pur nel rispetto dell'autonomia delle istituzioni scolastiche, i criteri di precedenza deliberati dai singoli consigli di istituto debbono rispondere a principi di ragionevolezza quali, a puro titolo di esempio, quello della viciniorietà della residenza dell'alunno alla scuola (in pratica la vicinanza, ndr) o quello costituito da particolari impegni lavorativi dei genitori”. Infine, conclude la nota, “il caso sarà comunque oggetto di approfondimenti”.
«Caro collega, hai sbagliato». Insomma, l’errore del Datini è da matita blu e prima ancora che arrivasse la “correzione” del Ministero ci avevano pensato alcune storiche presidi toscane a criticare la scelta dell’istituto pratese. «Capisco Santagati – spiega Maria Grazia Rocchi, preside del liceo Fermi di Cecina e parlamentare del Pd – Purtroppo le scuole si trovano a fronteggiare il cosiddetto “turismo scolastico”, cioè il caso di ragazzi poco motivati che transitano da un istituto all'altro. Ma nulla ci dice che un alunno bocciato 2-3 anni non possa in seguito diventare un ottimo professionista. Per questo non condivido la scelta del preside. Selezionare gli iscritti con un simile criterio significa togliere a molti giovani un’opportunità. Così facendo abdicheremo al nostro mandato, che è quello di creare le condizioni per cui chi è più indietro possa recuperare. Certo una scuola che ha problemi di spazi e così tanti studenti, non può fare tutto da sola. Servono tempi, strumenti e finanziamenti».
«Mi sembra una posizione discriminatoria e incostituzionale – incalza Maria Gloria Bracci Marinai, già preside e provveditore agli studi a Pisa e Siena – I genitori degli alunni non iscritti dovrebbero presentare ricorso: avrebbero buone probabilità di vincerlo».
Bocciati illustri. La storia insegna che a tutti può capitare di inciampare in un’annataccia. Ma si può sempre recuperare: Giulio Andreotti, ad esempio, è stato sette volte presidente del consiglio ma è bocciato in terza media: aveva 4 in latino. Ciò non gli ha impedito di recuperare e di proseguire gli studi a gonfie vele, ottenendo la laurea in giurisprudenza nel 1941 con il massimo dei voti. Rimanendo in politica si scopre che anche l’ex presidente della Camera dei deputati Fausto Bertinotti non ha avuto una pagella brillantissima. Prima della sua fulgida carriera sindacale e politica, Bertinotti è stato bocciato per ben tre volte alle superiori. La maturità l’ha ottenuta solo a 22 anni,conseguendo il titolo di perito elettronico all’istituto Omar di Novara. Persino Tullio De Mauro, il più grande italianista vivente, fu bocciato all'esame di licenza ginnasiale: «Mi servì a capire quanto le interrogazioni orali fossero squilibrate – ha raccontato anni dopo – bastava una smorfia facciale per precipitare l'alunno in uno stato confusionale. Quando decisi di fare l' insegnante, presi l' impegno di assegnare sempre tesine scritte».
Diario di un ex sfaticato. Fannulloni, scansafatiche, scavezzacollo. In una parola “asini”. A dare dignità letteraria alle peripezie di questa categoria scolastica ci ha pensato Daniel Pennac. In Diario di scuola l’autore francese attinge direttamente alla sua storia di ex somaro: «Ero negato a scuola e non era mai stato altro che questo – scrive Pennac – Il tempo sarebbe passato, certo, e poi la crescita, certo, e i casi della vita, certo, ma io avrei attraversato l‘esistenza senza giungere ad alcun risultato. Era ben più di una certezza, ero io». Le cose andarono diversamente e per sapere come e perché bisogna leggersi il libro. Cosa, che di questi tempi, forse farebbe bene anche a certi presidi.
@Parrini77
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