Sicurezza
Il nuovo statuto di Consiagservizi non piace al Comune di Prato
In consiglio comunale una delibera con cui si chiede il mandato per esprimere parere contrario
PRATO. Fra Comune e Consiag si riavvicina il braccio di ferro. A far litigare l'amministrazione Cenni e i vertici di via Panziera è la modifica dello statuto di Consiagservizi. Voluta, tendono subito a precisare al quartier generale della partecipata dall'autorità garante per i contratti pubblici. Un atto dovuto o quasi. Il disaccordo si regge su due punti: il superamento del diritto di veto nell'assemblea dei soci e la costituzione di un comitato degli Enti con funzione di controllo. Secondo il Comune è eccessiva la prima misura e non una sufficiente tutela la seconda. Così, con una delibera che verrà approvata giovedì in consiglio il sindaco chiede il mandato per esprimere un parere contrario all'assemblea della società che dovrebbe procedere all'approvazione della nuova versione dello statuto.
Nella galassia di via Panziera, Consiagservizi è la società con specializzazione nei servizi in house, che prevede il socio maggioritario in Consiag (85% delle quote) l'altro 15% distribuito fra i 15 Comuni di Prato e dell'hinterland con l'1% di azioni a testa. Il testo, redatto dall'assessore al bilancio, Adriano Ballerini – che detiene una parte della delega per le società partecipate – e dal segretario generale, Michele Pinzuti tocca i due punti della controversia: finora lo statuto garantiva ogni ente col quorum deliberativo, ovvero l'unanimità dei soci in prima convocazione e l'unanimità dei presenti in seconda convocazione. Vale a dire, se un sindaco voleva mettersi di traverso su una decisione più o meno qualificante di Consiagservizi doveva solo presentarsi in assemblea e votare “no”. Con quel “niet” bloccava tutto.
Usando le parole di Ballerini e Pinzuti: «Ad oggi quindi il socio, tramite i quorum assembleari, ha la possibilità di disporre di uno strumento in grado di far valere le proprie istanze». Col nuovo statuto, invece, nel caso non si raggiunga l'unanimità viene un quorum per approvare una decisione societaria dei 2/3 dei soci e dei 2/3 del capitale: «Nella ipotesi di variazione statutaria sottoposta all'approvazione dell'assemblea, si intende invece superare, con la procedura di cosiddetto "stallo decisionale"(art. 18.6), il diritto di veto del socio nelle materie di rilevante interesse».
L'effetto è presto detto, un indebolimento del potere dei soci di minoranza. Ci sarebbero in realtà due tutele per il socio messo in minoranza: un diritto di recesso e un comitato degli enti per fornire degli indirizzi. Entrambi reputati non sufficienti a compensare il danno della perdita del diritto di veto. «È una posizione nuova non espressa in alcuna assemblea da parte del Comune di Prato – ribattono da Consiagservizi –. Le modifiche fanno parte di un percorso concordato con tutti i soci, compresa la giunta Cenni. Ci stiamo lavorando da molto tempo su input dell'autorità di vigilanza. Gli altri 14 consigli comunali si sono già espressi favorevolmente».
Fatto sta che pure su questo la giunta, nel corpo della sua delibera, dissente. L'Avcp chiede, oltre al mantenimento del capitale interamente in mani pubbliche, un'attività di controllo definito analogo. E su questo, ad avviso di Ballerini e Pinzuti, ci sarebbe un'inadempienza nel nuovo statuto: «Si rileva che le proposte di modifica al testo attuale presentate dalla società indeboliscono ulteriormente anziché rafforzare il potere di controllo dei singoli soci affidatari dei servizi, quindi sono in evidente contrasto con gli indirizzi forniti dall'autorità medesima». Il motivo sarebbe la netta preponderanza che, a quel punto, assumerebbe la holding Consiag detentrice di più dei 2/3 delle quote.
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