La manifestazione
Prato, giardini della passerella, chiuderli scelta sbagliata
Un genitore, promotore della petizione chiedeva maggiore attenzione all’area verde adiacente alla scuola materna Il Campino lancia alcune idee per il recupero della zona frequentata da tossicodipendenti e delinquenti
PRATO. Sulla situazione dei giardini della Passerella ha inviato al Tirreno una lettera un genitore che si è attivato in prima persona per chiedere all’amministrazione comunale una maggiore sicurezza. Ma la prospettiva di una possibile chiusura, seppure temporanea, dei giardini, non gli pare la più opportuna. La ragione viene spiegata appunto nella lettera.
«Mi chiamo Luca Bisconti, sono residente in Prato, e scrivo in relazione agli articoli apparsi sul vostro quotidiano sul tema della sicurezza dei giardini in oggetto. Sono il babbo di un bambino che frequenta la scuola materna Il Campino, che si trova in Via Amendola molto vicino ai suddetti giardini - giusto dall'altra parte della Passerella -, e insieme a mia moglie (Gabrielle Giraudeau) siamo promotori di una petizione con la quale abbiamo cercato di portare, una volta di più, all'attenzione del Consiglio Comunale i disagi che molti cittadini pratesi stanno vivendo e il malcostume che imperversa nella zona che va dalla scuola materna, ai giardini, fino alla rampa che si immette da via S.Antonio verso la Passerella stessa. All'atto pratico, le richieste avanzate nel testo della petizione erano quelle di avere un sorvegliante (oppure due) effettivamente presente ai giardini e una maggior presenza delle ronde nella zona interessata, nonché un miglioramento dell'illuminazione. Ho portato di persona la petizione (corredata di circa 130 firme) lo scorso mercoledì all'Ufficio Protocollo e sono rimasto in attesa di un qualche sviluppo della situazione; ed ecco che proprio ieri mentre leggo il giornale mi salta all'occhio la notizia di una possibile chiusura di un mese del giardino pubblico per ragioni quali l'impossibilità di garantire una sufficiente sicurezza nella zona circostante i giardini e la volontà di praticare un non meglio precisato tipo di intervento, durante il mese di chiusura, per allontanare o aver un maggior controllo di chi sceglie i giardini per "andarsi a bucare" o compiere attività illecite quali lo spaccio! Devo dire che considero questa proposta una mera provocazione: il danno sarebbe tutto a carico delle famiglie, che non avrebbero più uno degli unici due giardini recintati entro le mura della città (l'altro è il giardino di S. Orsola la cui situazione non è certo migliore); inoltre verrebbe dato un forte segno di debolezza da parte dell'Amministrazione Comunale e, chiaramente, la chiusura dei giardini non impedirebbe a chi è malintenzionato di continuare ad usarli per attività per nulla affini agli scopi della struttura stessa (potrebbero tranquillamente continuare a far quel che desiderano visto che la recinzione è facilmente scavalcabile).
Abbiamo iniziato a raccogliere firme a novembre, fermando le persone che frequentano i giardini, chiedendo ai genitori fuori della scuola e a chi vive nella zona (non è stato possibile affiggere la petizione di un privato all'interno della struttura scolastica) e devo dire che nel periodo che va dai mesi di ottobre alla fine di novembre (mentre ci interessavamo alla questione della sicurezza) si è avvicendata tutta una serie di fatti molto spiacevoli. Giusto per citarne alcuni: ricordo - poiché l'ho visto di persona - il pistoiese di 40 anni morto di overdose sul greto del Bisenzio a 150 metri dalla scuola del Campino; il fatto che lo scorso novembre un delinquente è entrato nella scuola, nell'orario di uscita dei bambini, per impossessarsi della borsa (o delle borse) di uno dei custodi; le chiamate ai carabinieri (in due occasioni) poiché alcuni disgraziati si stavano facendo in vena sulle panche antistanti l'ingresso della scuola; le innumerevoli siringhe trovate vicino alla scuola e sulla rampa per la passerella, soprattutto la mattina andando a portare il bambino, e nel pomeriggio nei giardini.
Penso di aver fatto, solo durante il mese di ottobre, quindici telefonate all'Asm per chieder loro di venir a rimuovere le siringhe per terra. È chiaro che non è possibile continuare in questa maniera!
È noto a tutti che la stazione di Prato Porta al Serraglio è diventata un luogo di spaccio (basta vedere il quantitativo di siringhe, sempre in aumento, sulla massicciata della ferrovie) e poi, una volta in possesso della dose il luogo perfetto per andare a "farsi in vena" è la zona di cui abbiamo parlato fino ad ora, sia perché scarsamente sorvegliata, sia perché le barriere architettoniche (le due rampe di scale da ambo le parti del ponte) impediscono un repentino accesso delle forze dell'ordine con mezzi di ordinanza (macchine e moto) e sia ancora perché la vegetazione e la struttura del ponte e delle mura offrono ripari naturali.
Dico io, la zona è molto limitata, ospita un giardino ed una scuola, ma non è possibile intervenire in qualche modo?! È davvero necessario aspettare che qualcuno, qualche bimbo, si ferisca (non voglio entrare nei dettagli del come...) per avere un intervento serio??
Tra l'altro, il giardino ospita una struttura adatta ad essere utilizzata come chiosco: non si potrebbe dare in gestione a qualcuno un piccolo bar o un chiosco, da tenere aperto durante il giorno per l'appunto? In questo modo ci sarebbero più persone attratte dal posto e magari i gestori del chiosco (che a quel punto sarebbero "davvero" presenti sul posto) potrebbero aprire e chiudere il giardino.
È solo una proposta ma potrebbe offrire una soluzione concreta al problema, e soprattutto in questo modo non si dovrebbe passare dalla tappa della chiusura dei giardini, cosa che finirebbe per allontanare definitivamente le famiglie che continuano - nonostante tutti i disagi - a portare lì i bambini».
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