La manifestazione
Datini, bocciato il preside che non vuole i bocciati
La maggior parte degli studenti dell’Istituto alberghiero non condivide la scelta del dirigente Santagati: «Chi sbaglia ha diritto a un’altra opportunità»
PRATO. Agli studenti del Datini proprio non piace la decisione del dirigente scolastico Daniele Santagati di impedire l'iscrizione a chi proviene da altre province, a chi è stato bocciato alla scuola dell'obbligo oppure in altri istituti superiori. I ragazzi, non tutti erano informati sul nuovo regolamento, fanno appello al principio di democrazia e a quello di tolleranza, per cui chi sbaglia, quindi boccia, ha diritto a un'altra opportunità. «Provengo da un altro istituto superiore – spiega Leonardo Penta – e qui ho trovato la mia strada, se fosse già stato in vigore questo nuovo regolamento io non avrei potuto frequentare». Chiara Severino, invece, interpreta la decisione di Santagati come un'operazione di immagine. «Vuole soltanto cercare di cambiare la reputazione della scuola senza tener conto dei ragazzi». Quasi tutti gli studenti sono contrari ad una selezione così rigida. «Se un ragazzo è stato bocciato alle medie, cosa che può capitare, ma poi mette la testa a posto e vuole iscriversi al Datini – commenta Michelangelo Bonti – non può farlo e si ritrova con un diploma di terza media che serve a poco». Anche Antonino Montalbano si oppone alla decisione del preside. «Tutti hanno il diritto di scegliere il proprio futuro e chi si iscrive all'alberghiero chiaramente sa quello che vuole fare». Ci sono anche posizioni più mitigate come Alessandro Raspanti «Sono due facce della stessa medaglia: se si vuole fare una selezione ed essere come la scuola di Montecatini allora è la strada giusta, ma dall' altra parte si mettono troppe barriere per chi vuole scegliere l'alberghiero». I ragazzi vogliono comunicare il loro disappunto e per farlo si accalcano a farsi intervistare, Simone Confietto, Aldi Mehneta, Murad Lahrach, Matteo Gouessy, Michael Baldi rispondono in coro che è un' ingiustizia, che la scuola deve essere per tutti. Tra tanti no una voce contro tendenza, quella di Giulia Marzurco. «Veniamo a scuola per imparare quindi penso che questa sia una giusta decisione presa nel rispetto di chi si impegna e vuole studiare». All' uscita di scuola anche qualche genitore commenta la decisione del dirigente scolastico. «Capisco la scelta del dirigente che vuole ridare dignità alla scuola- commenta Francesca Baldi – ma dall'altra questa scuola è un'opportunità per tanti ragazzi che altrimenti non porterebbero a termine il proprio percorso scolastico».
Alessandra Agrati
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