Sicurezza
Rapinatore estradato Finisce a Rebibbia
PRATO. Un romeno di 35 anni è stato raggiunto nella tarda serata di venerdì da un’ordinanza di custodia per una rapina compiuta l’11 ottobre 2012 a Prato. Il romeno, di cui non è stato fornito il...
PRATO. Un romeno di 35 anni è stato raggiunto nella tarda serata di venerdì da un’ordinanza di custodia per una rapina compiuta l’11 ottobre 2012 a Prato. Il romeno, di cui non è stato fornito il nome, è stato preso in consegna dai carabinieri appena sbarcato a Fiumicino da un volo proveniente dalla Romania e portato nel carcere romano di Rebibbia. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa nel luglio 2013 dal gip del Tribunale di Prato per concorso in rapina e lesioni pluriaggravate. L'arrestato, riferiscono i carabinieri, è stato rintracciato dai militari dell'Arma in madrepatria e successivamente arrestato dalla polizia romena in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso nel dicembre 2013 sulla scorta dell'ordinanza pratese.
Secondo quanto ricostruito, il trentacinquenne, insieme a un connazionale di 29 anni non ancora rintracciato, si era reso responsabile a Prato, nella prima mattinata dell'11 ottobre 2012, di una rapina ai danni di un anziano imprenditore di origine sarda, Salvatore Frau. I due, con la scusa di chiedergli un'informazione, avevano avvicinato l'allora settantottenne imprenditore mentre stava aprendo da solo la sua ditta di ritorcitura di via Rossini e, chiedendogli poi un bicchiere d'acqua, erano entrati con lui nella ditta.
L’imprenditore fu picchiato e rapinato del portafoglio, contenente 2.000 euro in contanti, oltre all'orologio, una catenina in oro, documenti vari e due telefoni cellulari. L’anziano imprenditore fu poi giudicato guaribile in 30 giorni per la frattura di due costole ed un trauma facciale e toracico.
Le immagini delle telecamere e le testimonianze dei residenti hanno consentito ai carabinieri e al sostituto Antonio Sangermano di individuare i due presunti rapinatori, uno dei quali era già fuggito in Romania.
Secondo gli inquirenti l’azione era stata pianificata: i banditi avevano individuato la vittima, avevano compiuto vari sopralluoghi in via Rossini e si erano informati sulle abitudini della vittima. Parte delle informazioni erano state fornite agli autori da una loro connazionale che aveva avuto rapporti di lavoro con la vittima.
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