Sicurezza
Per avviare l’idrovora serve la carta bollata
Il Calicino invade i terreni a Casale mentre le pompe di Gida sono fuori uso Per farle partire serve una lettera del Comune, sollecitata dalla Provincia
PRATO. Incubo Calicino, quasi più del suo fratello maggiore che si chiama Calice e scorre a due passi. Il destino di questo fosso d’acqua, e quindi di quello delle case (e aziende) che si affacciano su via Casale e Fatticci, è legato a un pasticcio burocratico con l’ennesimo conflitto di competenze tra Comune e Provincia. Con Gida, la partecipata metà del Comune e metà dell’Unione industriale, che gestisce il depuratore del Calice e che rimane nel mezzo con il cerino in mano.
Intanto però la natura fa il suo corso e a scontare gli effetti della piena dell’affluente del Calice, l’altra notte, è la famiglia Reali di via Casale e Fatticci, mentre il florovivaista Maicol Galli di via Argine del Calice, per lo stesso motivo, non sa più a quale santo appellarsi ogni volta che il Calicino tracima e ingoia ettari ed ettari di piante. Quel fosso maledetto ha sempre dato filo da torcere agli abitanti di via Casale e Fatticci ma, stando ai loro racconti, è da gennaio che in caso di pioggia incessante si gonfierebbe oltre misura.
«Siamo due famiglie che vivono al civico 71 e 73 – racconta Lara Reali – una delle quali si è ritrovata con 10 centimetri d’acqua in casa. Abbiamo dovuto sistemare i mobili ai piani superiori e rialzare gli elettrodomestici, per non parlare dei garage allagati. La protezione civile ci ha mandato i sacchi di sabbia, purtroppo le idrovore risultavano impegnate tutte a Castelnuovo. Tutta colpa del Calicino che mai è stato così traboccante d’acqua».
C’è una spiegazione se non c’è più verso di alleggerire la pressione del fosso convogliandone il flusso verso il più capiente Calice: ne viene fuori una storia di rimpallo di competenze, secondo il più classico pasticcio “all’italiana”.
Quattro pompe idrovore di Gida sono fuori uso. Sono quelle che dirottano l’acqua del Calicino verso il Calice, preziose dunque per sgonfiare la pressione del fosso evitando che questo tracimi o rompa l’argine. A fine 2013 è stato un sopralluogo dell’Asl 4 a dichiarare non più a norma la cabina elettrica che, per vent’anni, ha alimentato le pompe idrovore. Il punto non è tanto l’investimento che si richiede per adeguare alle nuove regole di sicurezza la cabina (circa 30mila euro) e che, teoricamente, dovrebbe spettare al Comune, proprietario delle pompe e della cabina che insistono sull’area del depuratore.
La competenza per decidere quando è il momento di attivare quelle quattro pompe è in mano alla Provincia. «Dopo le verifiche dell’Asl – fa notare Adriano Bellu, vicepresidente di Gida in quota Uip – la cabina elettrica va tenuta chiusa, per mettere in moto l’idrovora dobbiamo ricevere una specifica disposizione del Comune: così è stato venti giorni fa».
Durante il maltempo dei primi giorni di gennaio ci volle però una lettera della Provincia, ente competente per le autorizzazioni di natura idrogeologica, per chiedere al Comune di attivare le pompe in via del tutto eccezionale.
Una bella matassa da sbrogliare, insomma, perché il Comune dovrebbe investire su un’opera che esula dal suo raggio di competenze. E intanto a rimetterci sono i cittadini. Un appello al buonsenso arriva dal vicesindaco Goffredo Borchi. «Di fronte ai bisogni reali di messa in sicurezza del territorio – dice – tutti gli uffici devono mettersi a sedere e trovare la strada per risolvere il nodo di competenze».
Intanto ieri mattina il vivaio dei Galli si è svegliato sott’acqua. Le pompe del depuratore avrebbero permesso il defluire dell’acqua nel Calice, anziché andare a riversarsi nel Calicino e fare danni, ad esempio e come sempre, nel vivaio.
«Così non è più possibile lavorare, io e mio padre non ne possiamo davvero più. Dal 2009 a oggi – racconta Maicol - ci abbiamo rimesso circa 3 milioni di euro. Non riusciamo nemmeno a chiudere: come facciamo a rivendere i terreni visto che ci troviamo accanto a una cassa di espansione (quella di ponte alle Vanne, ndc)? L’unica speranza è ottenere un esproprio».
Spostandoci verso il centro abitato di Casale, in via Borgo per Casale, Letizia Vannucci punta il dito contro il sistema delle fognature che non riceve più acqua fino a vederla pericolosamente avvicinare alle case. «Tutti gli anni è la stessa musica, non c’è manutenzione della rete fognaria. Il nostro ringraziamento va alla protezione civile che si è prodigata ieri notte per portarci i sacchi di sabbia e chiudere tempestivamente la strada».
Altri servizi alle pag. 2,3 e 5
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