Sicurezza
Maltempo a Prato, il livello dei fiumi si abbassa e rientra l’emergenza
A Castelnuovo le uniche due strade ancora chiuse al traffico; sono quattro le idrovore della Protezione civile in funzione, le prime due per liberare gli abitati, le seconde per pompare l’acqua presente nei campi allagati e ancora ricoperti da 15 centimetri
PRATO. Il Centro funzionale regionale della Toscana prevede precipitazioni sparse, deboli o al più moderate con cumulati ridotti.
L’allarme maltempo è rientrato. I vigili del fuoco sono rientrati in caserma ed anche una squadra che era stata allertata per andare a dare aiuto ai colleghi di Pisa è stata bloccata. Il livello dell’Arno è sceso e questo ha permesso un miglioramento delle situazioni in tutte le aree in cui scorrono i suoi affluenti, a cominciare dall’Ombrone e dal Bisenzio.
Dopo le ore drammatiche di giovedì notte con la chiusura di varie strade fra Prato e Poggio a Caiano, la situaizone di sabato mattina vede solo via della Raugei e del primo tratto di via del Fossato a Castelnuovo ancora chiuse al traffico. Nel secondo caso si tratta di una chiusura solo per motivi di sicurezza visto che nella zoan sta operando una delle idrovore messe a disposizione della Protezione civile di Prato per pompare l’acqua nella cassa di espansione che, grazie all’abbassamento del livello dell’Ombrone (alle 10,30 di sabato 1 febbraio era a 3,20 metri) può tranquillamente ricevere tutta l’acqua che viene pompata dalle strade e dai terreni circostanti per poterli liberare.
«A Castelnuovo, che è una delle zone più colpite (Foto) , stiamo operando già da venerdì 31 gennaio con due idrovore - dice Sergio Brachi della Protezione civile - Altre due sono lungo l’argine del Calicino (video), in via Casale e Fatticci e via Argine del Calice (Foto) dove si cerca di togliere anche l’acqua dai campi che sono ancora sommersi da circa 10-15 centimetri. Molte altre pompe idrovore, posizionate in varie parti del territorio nella fase d’emergenza, sono state tolte perchè ormai non c’è più acqua da svuotare».
La situazione meteorologica dice - secondo gli esperti - che fino a domenica 2 febbraio dovrebbe essere di transizione ma in miglioramento visto che non sono previste grandi piogge. «Bisogna però essere consapevoli che i terreni sono saturi - continua Sergio Brachi - Per i prossimi due mesi basteranno anche delle piccole piogge per avere degli allagamenti perché i terreni non ricevono più acqua, anzi continueranno a rilascaire quella che è caduta negli ultimi giorni. Nel solo mese di gennaio ci sono state tre crisi idrauliche e non era mai successo una cosa del genere in passato».
Intanto iniziano le polemiche ed il balletto delle responsabilità fra Comune e Provincia di Prato che duellano sulle competenze per l’uso delle pompe di Gida.
Quattro pompe idrovore di Gida sono fuori uso. Sono quelle che dirottano l’acqua del Calicino verso il Calice, preziose dunque per sgonfiare la pressione del fosso evitando che questo tracimi o rompa l’argine. A fine 2013 è stato un sopralluogo dell’Asl 4 a dichiarare non più a norma la cabina elettrica che, per vent’anni, ha alimentato le pompe idrovore. Il punto non è tanto l’investimento che si richiede per adeguare alle nuove regole di sicurezza la cabina (circa 30mila euro) e che, teoricamente, dovrebbe spettare al Comune, proprietario delle pompe e della cabina che insistono sull’area del depuratore.
La competenza per decidere quando è il momento di attivare quelle quattro pompe è in mano alla Provincia. «Dopo le verifiche dell’Asl – fa notare Adriano Bellu, vicepresidente di Gida in quota Uip – la cabina elettrica va tenuta chiusa, per mettere in moto l’idrovora dobbiamo ricevere una specifica disposizione del Comune: così è stato venti giorni fa».
Durante il maltempo dei primi giorni di gennaio ci volle però una lettera della Provincia, ente competente per le autorizzazioni di natura idrogeologica, per chiedere al Comune di attivare le pompe in via del tutto eccezionale.
Una bella matassa da sbrogliare, insomma, perché il Comune dovrebbe investire su un’opera che esula dal suo raggio di competenze. E intanto a rimetterci sono i cittadini. Un appello al buonsenso arriva dal vicesindaco Goffredo Borchi. «Di fronte ai bisogni reali di messa in sicurezza del territorio – dice – tutti gli uffici devono mettersi a sedere e trovare la strada per risolvere il nodo di competenze».
Intanto ieri mattina il vivaio dei Galli si è svegliato sott’acqua. Le pompe del depuratore avrebbero permesso il defluire dell’acqua nel Calice, anziché andare a riversarsi nel Calicino e fare danni, ad esempio e come sempre, nel vivaio.
«Così non è più possibile lavorare, io e mio padre non ne possiamo davvero più. Dal 2009 a oggi – racconta Maicol - ci abbiamo rimesso circa 3 milioni di euro. Non riusciamo nemmeno a chiudere: come facciamo a rivendere i terreni visto che ci troviamo accanto a una cassa di espansione (quella di ponte alle Vanne, ndc)? L’unica speranza è ottenere un esproprio».
Spostandoci verso il centro abitato di Casale, in via Borgo per Casale, Letizia Vannucci punta il dito contro il sistema delle fognature che non riceve più acqua fino a vederla pericolosamente avvicinare alle case. «Tutti gli anni è la stessa musica, non c’è manutenzione della rete fognaria. Il nostro ringraziamento va alla protezione civile che si è prodigata ieri notte per portarci i sacchi di sabbia e chiudere tempestivamente la strada».
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