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Pecci, Sgarbi annuncia il ricorso al Tar

Pecci, Sgarbi annuncia il ricorso al Tar

Il critico escluso dalla rosa è scatenato: non metterò più piede in questa città se il consiglio direttivo non riparerà all’errore

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PRATO. È stato il Vittorio Sgarbi che tutti conosciamo quello che si è mostrato ieri durante la conferenza stampa organizzata al Wall Art Hotel per ribattere alla decisione della commissione del Pecci di escluderlo dalla rosa di nomi che sarà presentata al consiglio direttivo per scegliere il direttore del Museo di arte contemporanea.

«È una commissione di inferiori, chi sono per giudicarmi? Io li massacro, sono dei d...» ha esordito il critico d’arte riferendosi ai tre membri Fabio Gori, Patrizia Asproni e Pierluigi Sacco. «Chi mi ha giudicato non era in grado di farlo», ha aggiunto. «I tre della commissione non hanno i titoli per giudicare il mio curriculum. Sono dei nulli, in confronto a me sono degli incompetenti assoluti», ha ribadito più volte con forza irridendo alla biografia dei tre professionisti che hanno selezionato tre nominativi sui 32 candidati escludendo Sgarbi che non si è risparmiato dall’usare i termini must del suo eloquio come la parola “capra” .

Vittorio Sgarbi ha inoltre annunciato che farà ricorso al Tar. «Non sono arrabbiato - ha detto - perché non ho ottenuto la direzione. Mi era stato chiesto di candidarmi e il sindaco mi aveva assicurato che volevano me. Voglio vendicarmi perché non valutando le mie esperienze correttamente, escludendomi dalla rosa, mi hanno diffamato, hanno offeso la mia dignità. Io non voglio essere giudicato da chi non ha nè titoli nè esperienze per farlo. Chi sono questi tre? Che libri hanno scritto? In cosa hanno studiato? Non c’è alcun dato che mi fa pensare che abbiano la specializzazione necessaria per giudicare me che ho un’infinità di titoli superiore ai loro».

Vendetta quella di Sgarbi che sarà consumata, per cominciare, facendo ricorso al Tar.

«La decisione del direttore - ha aggiunto - in base allo statuto è del consiglio direttivo e non so chi siano questi tre. Sono il comitato scientifico? Se sì non ne hanno i requisiti. Sono la commissione? Possono selezionare i candidati ammissibili e non fare una prima selezione. Ritengo che questa commissione sia abusiva, da ricusare e priva dei titoli necessari».

C’è una porta che Vittorio Sgarbi però lascia aperta. E’ la possibilità che il consiglio direttivo non prenda in considerazione quanto “consigliato” dalla commissione. «Il consiglio che ha titolo per farlo può sempre dire che vuole me. Se lo farà io accetterò l’incarico di direttore. Altrimenti non tornerò mai più a Prato. Sarà una città cancellata perché io qui torno solo da direttore del museo. Non mi vogliono? Bene, cancello la città per il comportamento di taluni intellettuali che fanno il male del museo e dell’arte contemporanea. L’ho già fatto in passato con Piacenza. Il sindaco in queste ore, tramite l’amico Francesco Perretta, mi ha offerto un po’ di tutto per riparare. Non voglio altro che la direzione del Pecci».

Sgarbi ha parlato della possibilità, ventilata dal sindaco, di avere incarichi per Palazzo Pretorio. «Rifiuterò tutto ciò che è diverso dalla direzione. Il sindaco voleva me e non è riuscito a gestire la macchina di persone che ha intorno. E non si tratta certamente di una scelta politica ma dell’oggettiva esperienza che ho nel mondo dell’arte e nella gestione di musei e mostre. Si è detto che avrei dedicato poco tempo al museo e qui c’è bisogno di una presenza quotidiana. E come fanno a dirlo? Sanno forse se io mi voglio sposare a Prato o fare il prete in una parrocchia qui vicino? Io sarei venuto qui per il tempo necessario a gestire il museo. Non tutti i giorni ma solo perché sarebbe assolutamente superfluo».

Poi Sgarbi ha consegnato il suo curricula. «Non ha bisogno di commenti. Parla da solo».

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