La manifestazione
Nascite, ora è “sboom” anche tra i cinesi
Anche nel 2013 i bebè dagli occhi a mandorla sono stati più degli italiani ma la differenza si è assottigliata
PRATO. C’era una volta Prato, paradiso delle nascite e del baby-boom grazie agli stranieri. Era così fino a qualche anno fa, ma nel 2013 la musica è cambiata. Sarà che ci si pensa due volte prima di mettere al mondo un figlio, vuoi per la crisi, disoccupazione, precarietà e altre difficoltà che incombono sui potenziali genitori. Ed è un pensiero che inizia ad accarezzare anche le donne cinesi, notoriamente sempre state prolifiche a Prato. La fotografia di culle più vuote nel reparto maternità è stata scattata dall’Asl 4, che continua comunque ad avere il più alto tasso di natalità (9,6 per 1000) a livello regionale: 2638 fiocchi rosa e celesti nel 2013 (251 in meno rispetto al 2012, 370 rispetto al 2011), per un totale di 2599 parti di cui 40 gemellari. Meno figli tra le donne italiane (1256 nel 2013 a fronte di 1393 nel 2012), idem tra quelle straniere (1343 nel 2013 a fronte di 1496 nel 2012). Ma la differenza tra le pratesi e non, in fatto di maternità, tende ormai ad assottigliarsi sempre di più.
Anche i cinesi rinunciano. Meno 180 bebè nati da genitori immigrati dall'Impero Celeste, quasi il 5% di parti in meno rispetto al 2011. Comunque, le mamme orientali rappresentano pur sempre una bella fetta (il 31%) sul totale delle partorienti nel presidio pratese. Si nasce di meno anche all’interno della comunità albanese (-41 parti) e in casa Romania (-14) mentre nel 2013 hanno fatto più figli le donne marocchine (+19 parti) e le pachistane (+16 parti). I numeri del 2013 tengono conto naturalmente anche del trasloco dal “Misericordia e Dolce” al nuovo nosocomio di Galciana.
«Un salto in avanti, un cambiamento strutturale enorme – sottolinea Giansenio Spinelli, direttore di ostetricia e ginecologia – perché siamo passati da una a due sale operatorie con cinque sale travaglio/parto».
Mamme italiane over 30. Giovane, madre, straniera e forse... con un pizzico di coraggio in più. Nel 2013, 8 italiane su 10 che hanno dato alla luce un figlio avevano più di 30 anni (l’81,6%), mentre 6 straniere su 10 al momento del parto sono under 30 (63,9%). Se le mamme italiane si attestano su un’età media di 33,7 anni, le straniere sono più giovani in media di 4 anni (29,5 anni). A guidare la classifica di mamme in erba sono le albanesi (27,4 anni), seguite dalle cinesi (27,7 anni) e marocchine (28,8).
Pochi tagli cesarei. Spontaneo è meglio: nel 2013 soltanto il 14,9% dei parti è avvenuto mediante taglio cesareo, in linea con lo standard internazionale raccomandato dall’Oms (15%). «Una buona pratica – sottolinea il primario Spinelli – per cui siamo stati più volte premiati dal Mes della scuola Sant’Anna di Pisa) per la percentuale più bassa di tagli cesarei in Toscana». Nel 2012, infatti, la media regionale si collocava sulla soglia del 19,97%.
Donne straniere. Altro capitolo: l’assistenza alle donne in dolce attesa. Se l’88,8% delle aspiranti mamme si è sottoposto alla prima visita entro il primo trimestre e l’87,3% ha eseguito tre o più ecografie, il tallone d’Achille è dato dalle donne straniere. «In qualche caso – fa notare Pierluigi Vasarri, direttore dell’area materno-infantile – è difficile intercettarle: alcune di loro saltano l’ecografia del primo trimestre, altre eseguono esami solo in presenza del marito. Occorre un’opera di sensibilizzazione più capillare all’interno di alcune realtà: con le associazioni cinesi è in ponte una collaborazione per una campagna informativa più mirata» .
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