Sicurezza
Export, la ripresa di filati e maglieria
Più 3,8% nel terzo trimestre 2013 secondo l’indagine del Servizio studi San Paolo per Banca Cr Firenze. Male i tessuti
PRATO. Le esportazioni del distretto produttivo pratese trainano la ripresa. Il segnale positivo arriva dal rapporto del Monitor dei distretti della Toscana realizzato da Banca Cr Firenze a Cura del Servizio Studi intesa Sanpaolo, che analizza l’andamento dell’export in 18 realtà produttive.
Filati e maglieria boom. L’analisi del terzo trimestre 2013 segna un ritorno alla crescita di Prato che registra buone performance con un incremento del 3,8% delle esportazioni del tessile abbigliamento grazie al boom di vendite di filati (+12,1%) e di maglieria (+14,1%) e al ritorno su valori positivi sull’abbigliamento (+3,5%).
Male i tessuti. Rimangono, invece, negative anche nel terzo trimestre le esportazioni di tessuti (-1,5%).
Dinamiche inverse. I dati relativi ai flussi di commercio estero, tra il 2002 e il 2012, riflettono le modificazioni indotte dallo sviluppo delle lavorazioni a valle, sia nella composizione settoriale sia nelle direttrici geografiche. Le esportazioni di prodotti tessili sono, infatti, fortemente calate, scendendo da 1,5 miliardi di euro del 2002 a 900 milioni nel 2012, a fronte dell’incremento significativo delle esportazioni di abbigliamento che toccano livelli massimi nel 2011, con i 600 milioni di euro.
Un distretto a due velocità. Partendo dai dati delle ultime due rilevazioni censuarie effettuate dall’Istat (2001 e 2011) che mostrano un distretto a due velocità (gli addetti del settore tessile della provincia di Prato sono dimezzati, passando da più di 30 mila nel 2011 a circa 16 mila del 2011, mentre gli addetti del settore abbigliamento sono raddoppiati, da 6.200 del 2011 a quasi 13 mila del 2011) sommati alle informazioni relative alle esportazioni, l’analisi mette in luce come si sia modificata la propensione a servire i mercati internazionali nel periodo analizzato: nel caso delle lavorazioni a monte, la riduzione degli addetti è stata più che proporzionale rispetto al calo evidenziato nelle esportazioni, portando a una maggiore proiezione sui mercati internazionali; viceversa, nelle lavorazioni relative all’abbigliamento e maglieria il boom degli addetti è stato nettamente più forte rispetto all’andamento, anch’esso in crescita, delle esportazioni, comportando una contrazione della propensione all’export.
Pronto moda per italiani. «Sembrerebbe pertanto – si legge nel focus - pur a fronte di una possibile distorsione creata dall’effettiva misurazione degli addetti in una realtà poco trasparente come quella insediata a Prato, che le lavorazioni del pronto-moda cinese siano state in modo crescente destinate ai consumatori italiani».
Meno Germania, più Cina. I mercati di sbocco delle esportazioni evidenziano come il forte calo delle vendite estere di prodotti tessili sia dovuto al ridimensionamento delle esportazioni verso la Germania, scese a 122 milioni di euro nel 2012 (erano 309 nel 2002). Contemporaneamente si è assistito alla crescita del peso di altre destinazioni, alla ricerca dei nuovi produttori di abbigliamento: Spagna, Romania, Turchia, Tunisia, Bulgaria e Cina.
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