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Prato

Porchetta in ospedale ma per protesta

Porchetta in ospedale ma per protesta

Stipendi dimezzati per gli ex gestori del bar del Misericordia e Dolce. Scrozzo: «Una presa in giro»

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PRATO. Buste paga più che dimezzate per effetto di gare al ribasso. Un tasto dolente per Giovanni Scrozzo, professione barista. Quando lavorava al “Misericordia e Dolce” guadagnava 1600 euro al mese. La prospettiva, ora che il 20 febbraio dovrebbe riaprire il bar all’ospedale “Santo Stefano” di Galciana, è di guadagnarne 740 a fronte di un orario part-time (30 ore a settimana), azzeramento dell’anzianità e inquadramento al quinto livello. Ciliegina sulla torta, un contratto a termine di sei mesi inteso come periodo di prova. Alcuni fra i suoi colleghi accetteranno la nuova situazione, frutto del passaggio di gestione del bar interno da Sirio a Serim (la nuova ditta aggiudicataria di Milano), altri no. Intanto protestano con una trovata originale che li vedrà protagonisti venerdì 31 gennaio a mezzogiorno fuori dal nosocomio. A bordo di un furgone, uno di quelli utilizzati per la vendita di panini con porchetta, i baristi del “Misericordia e Dolce” si metteranno a distribuire spuntini e caffè. «Una forma di protesta simbolica – denuncia Giovanni - per dire no a una proposta francamente inaccettabile. Dalle istituzioni c’era stato garantito il mantenimento delle vecchie condizioni contrattuali. Invece l’offerta è di un contratto per sei mesi. Quello che ci propongono è umiliante e scandaloso». Da novembre Giovanni, insieme agli altri dieci dipendenti del vecchio bar, è in mobilità. L’invito all’appuntamento di venerdì è rivolto a tutti, medici e infermieri, pazienti, politici e rappresentanti delle istituzioni, affinché portino una prova di solidarietà. «Tutti siete ben accetti – scrive Giovanni sulla sua bacheca di Facebook - perché noi ex baristi del Misericordia e Dolce lottiamo per il nostro lavoro». E sul social network rincara la dose: «Il presidente Rossi ci aveva garantito il passaggio automatico. Ma la Serim si è presa gioco di noi».

Maria Lardara

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