La manifestazione
Galoppa l’export pratese di filati e e maglieria
L’analisi del Monitor di Banca Cr Firenze: per il tessile di Prato sempre più importanti Spagna, Turchia, Romania e Cina, mentre va a picco la Germania
PRATO. Le esportazioni del distretto produttivo pratese trainano la ripresa. Il segnale positivo arriva dal rapporto del Monitor dei distretti della Toscana realizzato da Banca Cr Firenze a Cura del Servizio Studi intesa Sanpaolo, che analizza l’andamento dell’export in 18 realtà produttive.
Filati e maglieria boom. L’analisi del terzo trimestre 2013 segna un ritorno alla crescita di Prato che registra buone performance con un incremento del 3,8% delle esportazioni del tessile abbigliamento grazie al boom di vendite di filati (+12,1%) e di maglieria (+14,1%) e al ritorno su valori positivi sull’abbigliamento (+3,5%).
Male i tessuti. Rimangono, invece, negative anche nel terzo trimestre le esportazioni di tessuti (-1,5%). Tra i paesi da segnalare i significativi miglioramenti sperimentati sui mercati europei: Francia +3,6%, Germania +12,1% e Regno Unito +18%.
Il peso dell’imprenditoria cinese. Nell’ambito del rapporto, il distretto pratese è stato oggetto di un approfondimento da parte del centro studi che ha messo in evidenza le trasformazioni che lo hanno interessato negli ultimi anni a causa della crisi da una parte e dell’insediamento degli imprenditori di origine cinese specializzati nel pronto moda dall’altra.
Dinamiche inverse. I dati relativi ai flussi di commercio estero, tra il 2002 e il 2012, riflettono le modificazioni indotte dallo sviluppo delle lavorazioni a valle, sia nella composizione settoriale sia nelle direttrici geografiche. Le esportazioni di prodotti tessili sono, infatti, fortemente calate, scendendo da 1,5 miliardi di euro del 2002 a 900 milioni di euro nel 2012, a fronte dell’incremento significativo delle esportazioni di abbigliamento che toccano livelli massimi nel 2011, con quasi 600 milioni di euro.
Un distretto a due velocità. Partendo dai dati delle ultime due rivelazioni censuarie effettuate dall’Istat (2001 e 2011) che mostrano una distretto a due velocità (gli addetti del settore tessile della provincia di Prato sono dimezzati, passando da più di 30 mila nel 2011 a circa 16 mila del 2011, mentre gli addetti del settore abbigliamento sono raddoppiati, da 6.200 del 2011 a quasi 13 mila del 2011) sommati alle informazioni relative alle esportazioni, l’analisi mette in luce come si sia modificata la propensione a servire i mercati internazionali nel periodo analizzato: nel caso delle lavorazioni a monte, la riduzione degli addetti è stata più che proporzionale rispetto al calo evidenziato nelle esportazioni, portando a una maggiore proiezione sui mercati internazionali nel decennio esaminato; viceversa, nelle lavorazioni a valle relative all’abbigliamento e maglieria il boom degli addetti ufficialmente censiti è stato nettamente più forte rispetto all’andamento, peraltro anch’esso in crescita, delle esportazioni, comportando una contrazione della propensione all’export.
I pronto moda per gli italiani. «Sembrerebbe pertanto – si legge nel focus - pur a fronte di una possibile distorsione creata dall’effettiva misurazione degli addetti in una realtà poco trasparente come quella insediata a Prato, che le lavorazioni del pronto-moda cinese siano state in modo crescente destinate ai consumatori italiani».
Meno Germania, più Cina. I mercati di sbocco delle esportazioni evidenziano come il forte calo delle vendite estere di prodotti tessili sia dovuto al significativo ridimensionamento delle esportazioni verso la Germania, scese a 122 milioni di euro nel 2012 (erano 309 nel 2002), pari al 13% circa del totale: nel 2002 l’export verso la Germania rappresentava circa un quinto del complesso delle vendite estere. Contemporaneamente si è assistito alla crescita del peso di altre destinazioni, alla ricerca dei nuovi produttori di abbigliamento: Spagna, Romania, Turchia, Tunisia, Bulgaria e Cina, paese che non figurava tra le prime quindici destinazioni nel 2002 e che nel 2012 risulta all’ottavo posto con una quota di poco superiore al 5%.
Maggiore diversificazione. L’inserimento di nuove destinazioni, insieme al declino del principale acquirente, hanno portato a una complessiva maggiore diversificazione degli sbocchi commerciali dei prodotti tessili pratesi. All’opposto la diversificazione degli sbocchi commerciali dei prodotti a valle dell’abbigliamento, già inferiore a quella dei prodotti tessili nel 2002, è ulteriormente diminuita nel decennio esaminato. La Germania continua ad assorbire il 16% delle esportazioni pratesi di abbigliamento. Da notare come, ad eccezione della Tunisia, Hong Kong e della Cina (apparsa quest’ultima solo di recente tra le prime quindici destinazioni) gli altri principali mercati di sbocco sono tutti paesi maturi, a segnalare come le produzioni del pronto-moda della filiera cinese, così come quelle delle imprese italiane di fascia medio-alta, siano destinate principalmente ai consumatori dei paesi avanzati. La Cina ha, invece, assunto un ruolo crescente come fornitore di tessuti e filati, con una quota salita dal 12,7% del 2002 a quasi il 30% del 2012, con un balzo da 55 a 108 milioni di euro.
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