La manifestazione
È scontro sul risarcimento dei familiari
Tra i parenti di due delle vittime del Macrolotto da una parte e le associazioni cinesi e il consolato di Firenze
PRATO. Hanno teso la mano a patto che non venissero infrante regole. Ora però i familiari di due delle sette vittime del rogo di via Toscana ne hanno infranta una, ricorrendo alle maniere forti e occupando il pronto moda “Oscar”, fabbrica della signora Lin Ruiou, la donna cinese cui fa capo anche la proprietà di “Teresa Moda” dove il 2 dicembre scorso trovarono la morte i 7 lavoratori. A monte di tutto la richiesta di un risarcimento da parte dei familiari superiore a quella messa sul piatto dalla signora Lin, che all’indomani della tragedia, avrebbe donato a ciascuna famiglia delle sette vittime 1200 euro a testa, oltre a un’altra donazione di 6mila euro a due parenti delle vittime da parte di un’associazione di beneficenza di Wenzhou. È la verità raccontata dalle associazioni cinesi cui non piace passare come quelli che hanno abbandonato al momento del bisogno i parenti delle vittime, prodigandosi anzi per mediare e trovare un canale di collegamento con il “padrone” del pronto moda, la signora Lin appunto. Così le associazioni hanno ricostruito i rapporti intercorsi con i parenti delle due vittime (gli altri vivono e lavorano in Italia da anni) dal 2 dicembre in poi e parlando fra le righe di «7 trattative dirette o indirette», con risultati sempre negativi «a causa del grande divario tra la somma del risarcimento richiesta dai familiari e quella offerta da parte dell’azienda». Un braccio di ferro che spiegherebbe anche il motivo per cui non si possa procedere alla cremazione delle salme. Senza il denaro richiesto, in pratica, niente cremazione. «Vogliamo fare presente - scrivono - che nel rispetto della legalità e della giustizia le nostre associazioni sono disponibili ad aiutare i familiari delle vittime entro i nostri limiti a condizione che smettano l’occupazione della ditta e avviare il processo di cremazione». Dunque, a sentire le cinque associazioni orientali non è vero che sarebbe venuto meno il principio del guanxi, la rete di relazioni parentali grazie alla quale i cinesi d’Italia, in caso di emergenza, possono contare sull’aiuto dei connazionali. I 2mila euro devoluti a due familiari delle vittime sono stati consegnati durante una cena organizzata. Alla cerimonia erano presenti i dirigenti dell’associazione d’Amicizia dei cinesi di Prato con il loro presidente Gabriele Zhang, insieme a Giancarlo Maffei, unico italiano presente in quanto cittadino onorario di Wenzhou. Le associazioni dunque rispediscono al mittente ogni accusa. «Sui giornali italiani - sottolinea il professor Chen Hongsheng, segretario dell'associazione d'Amicizia - abbiamo letto una ricostruzione non vera dei fatti. Abbiamo dato tanto sostegno ai parenti». Solidarietà ai parenti è la parola d'ordine anche del consolato cinese di Firenze. Che materialmente non ha scucito denaro ma in loro favore rivendica un ruolo nell'opera di collegamento tra il paese del Dragone e la comunità orientale di Prato rappresentata dalle associazioni. «I primi fondi - puntualizza il viceconsole Yang Han - sono già stati consegnati. I funzionari consolari hanno visitato i familiari ed erano al corrente del fatto che avessero ricevuto per due volte gli aiuti economici offerti dal gestore dell'azienda interessata. Il motivo per cui non si sono ancora svolti i funerali per le sei vittime è che i familiari dichiarano di non volere avviare la cremazione delle salme finché non ottengano il risarcimento. Dato il divario incolmabile, le parti interessate non riescono a raggiungere un accordo».
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