Il Tirreno

Prato

Direzione del Pecci, Sgarbi ricorrerà al Tar

Direzione del Pecci, Sgarbi ricorrerà al Tar

Prato, il critico scatenato: "Non metterò più piede in questa città se non come direttore del museo. Il consiglio direttivo può sempre riparare a quest'insulto"

4 MINUTI DI LETTURA





PRATO. «È una commissione di inferiori, chi sono per giudicarmi? Io li massacro, sono dei d...». Vittorio Sgarbi, ha fatto fuoco e fiamme  durante la conferenza stampa al Wall Art Hotel. "Chi mi ha giudicato non era in grado di farlo. I tre della commissione non hanno i titoli per giudicare il mio curriculum. Sono dei nulli, in confronto a me sono degli incompetenti assoluti".

Il critico d'arte ha preso in mano i curricula di Fabio Gori, di Patrizia Asproni e Pierluigi Sacco  e con i curriculum alla mano ha avviato un'opera di demolizione, ripetendo più volte il "capre, capre, capre", must del suo lessico. Come del resto aveva già anticipato al Tirreno durante la mattina: obiettivo del critico d'arte era arrivare alla  conclusione che i tre non avevano alcun requisito né per essere comitato scientifico né per essere una commissione".

Escluso dalla rosa di tre nomi dalla commissione di saggi incaricata di selezionare le 38 candidature alla direzione del Pecci, Vittorio Sgarbi promette, in rapida successione, di ricorrere al Tar perché la presenza di una commissione di saggi non era prevista dal bando internazionale promosso dal Pecci, e di non mettere più piede a Prato dove era piombato diverse volte negli ultimi mesi.

 «Di Prato non me ne frega nulla, ma io voglio difendere il mio onore. Quei giudici non hanno titolo per giudicarmi: è come se nella commissione per nominare un premio Nobel avessero messo un portiere d’albergo!».

Sgarbi ha ripetuto quello che già aveva anticipato. Scatenato contro i tre saggi che lo hanno escluso: «Ma chi sono?», si chiede storpiando ripetutamente i loro nomi. «Che titoli hanno per valutarmi. Io ho dei titoli lunghi da qui fino alla Sicilia. Confrontiamo i nostri titoli e vediamo. Sapete cos’ho scritto? E questi tre, cos’hanno scritto?»

Sgarbi tiene a ribadire che «non me ne frega nulla di Prato, dove non metterò più piede». Ribadisce di «non essere neppure incazzato», ma di voler difendere un principio. «Questa mia esclusione non può essere neppure definita un arbitrio. È ancora di più, una cosa senza senso». Il critico scherza anche sul suo personaggio e dice: "Dove c'è guerra io mi diverto".

E ne ha pure per il sindaco Roberto Cenni: «È stato lui a chiedermi di candidarmi alla direzione e poi, pur avendo la maggioranza nel CdA, non riesce neppure a imporre la sua scelta».

Quello di Sgarbi per ora non è però un addio a Prato. Se il consiglio direttivo lo vorrà, è infatti il parere del critico, potrà disinteressarsi del "consiglio" della commissione e nominarlo comunque alla guida del Museo Pecci. "Io non voglio da Prato nient'altro che non sia la direzione del Pecci. Non mi interessa se Palazzo Pretorio non ha il direttore né tutto quello che mi è stato detto per riparare. Se il consiglio direttivo converrà che "quei tre" hanno sbagliato sono pronto ad accettare l'incarico.

L’esclusione dalla terna selezionata dalla commissione degli esperti Fabio Gori, Patrizia Asproni e Pierluigi Sacco, insomma, non è stata  digerita da Vittorio Sgarbi, la cui decisione  di candidarsi ha diviso la città come ha testimoniato il nostro sondaggio. A spingere per l'esclusione di Sgarbi dal lotto dei nomi selezionati dalla lista  dei 38 candidati in lizza per la direzione del Pecci, sarebbe stato il numero e l’importanza degli altri incarichi detenuti dal critico.

 

Vittorio Sgarbi, il curriculum

 

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web