Attenzione
Sopravvissuto per caso alla furia nazista
La storia di Marcello Martini, 84 anni, deportato a Mauthausen a 14 e messo ai lavori forzati
PRATO. Ci sono cose che nemmeno il tempo riesce a cancellare. Come le barbarie vissute nei campi di concentramento. Marcello Martini è uno delle milioni di persone deportate nei Lager. Lui ce l’ha fatta a sopravvivere. Ed oggi non si tira indietro quando ci sono da fare incontri con scolaresche o gruppi per tenere vivo quanto accaduto settant’anni fa: le torture e quella vita non vita vissuta nei campi di concentramento dove l’ingresso era un cancello e la via d’uscita il camino del forno crematorio. Martini, autore del volume “Un adolescente in Lager”, 84 anni il 6 febbraio, ha voluto raccontare la sua esperienza ai ragazzi della scuola secondaria di primo grado “Malaparte” che si sono ritrovati per ascoltare le sue parole nell’auditorium della Camera di Commercio. «Rammento bene quando le Ss italiane e tedesche ci presero – spiega Martini - Ci portarono a Firenze, poi a Fossoli, un ex campo di concentramento, quindi Mauthausen». Dopo essere stato spogliato di quanto aveva indosso gli fu fatta una doccia calda, poi fredda quindi rasato dalla testa ai piedi. Per indumenti gli vennero dati soltanto una camicia e un paio di mutande. Il primo mese lo passò in una baracca in quarantena, una volta fatto uscire i suoi vestiti furono una giacca, una camicia, un paio di pantaloni e degli zoccoli. E poi un pezzetto di lamiera con sopra scritto 76430. «Quello era diventato il mio nome e il mio cognome. Ero solo un numero». Un ragazzo privato della gioia che tutti i bambini devono avere, costretto a lavorare dodici ore in fabbrica. Dopo essere stato portato in alcuni sottocampi, il 1 aprile 1945 fu di nuovo la volta di Mauthausen. «Facemmo 230 km a piedi – dice - Partimmo in 800 ma arrivammo vivi in pochi da quella marcia durata sette giorni senza mangiare. E poi una volta giunti, i conti non tornavano. Eravamo cinque in più e nei campi di concentramento oltre alle barbarie contava la casualità. Quei cinque da eliminare, per far tornare i conti, furono scelti a caso». Il 5 maggio 1945 con l’arrivo degli americani ecco la liberazione. «Il 27 gennaio non mi dice nulla – spiega Martini – da quel giorno fino al 3 maggio Mauthausen funzionò regolarmente con le camere a gas e i crematori. Anzi, due giorni prima della liberazione erano state apportate modiche ai forni per aumentare la potenzialità». Questa è stata l’atroce esperienza vissuta da un bambino di 14 anni privato per oltre un anno della vita. Diventato solo un numero su un pezzo di lamiera, stampato per sempre nella sua mente.
Azelio Biagioni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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