Il Tirreno

Prato

Milone agli industriali: «Io non sto zitto»

di Carlandrea Poli

Replica a chi lo accusa di fare un danno d’immagine a Prato, e invita Renzi e Rossi a Chinatown

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PRATO. Aldo Milone sfida Matteo Renzi ed Enrico Rossi, dà una puntura di spillo alla Questura e attizza la polemica con gli industriali che temono un danno d'immagine dalle troppe interviste-denuncia sulla questione cinese. In primo luogo Milone vorrebbe ospitare sia il segretario nazionale del Pd che il governatore durante uno dei blitz nel distretto delle confezioni. Magari in uno dei capannoni adattati a dormitori come quello dove si è consumata la tragedia dei 7 operai morti carbonizzati lo scorso 1° dicembre in via Toscana.

Il messaggio viene recapitato in primis a Matteo Renzi: «Rivolgo l'invito a lui nella sua duplice veste di leader del Partito democratico e di sindaco di Firenze. Quando porterà la riunione della segreteria nazionale a Prato potrebbe trovare un'ora per rendersi conto di persona della situazione vissuta. Sono disponibile a portarlo in alcune zone molto caratteristiche della città».

Il tutto condito da una battuta dal sapore sessista: «Vorrei estendere l'invito anche a qualche tacco 12» con riferimento neanche troppo celato ad un'altra toscana di spicco fra i democratici della segreteria nazionale.

Verso Rossi, tuttavia, Milone riserva la stoccata maggiore: «Venga qua a rendersi conto cosa significherebbe legalizzare i dormitori: come sarebbe realisticamente possibile fare degli impianti, portare l'allacciamento della luce? Ai tecnici del Comune questo sfugge».

C'è un elemento di amara constatazione nelle parole di Milone, del resto. Che non riguarda tanto il rapporto con le altre istituzioni politiche quanto l'atteggiamento della comunità cinese: «Dal rogo di dicembre non è cambiato nulla». E porta a testimoniare i dati sui 17 immobili e i 683 macchinari posti sotto sequestro dal day after della disgrazia ad oggi. Il risultato nel quinquennio, inoltre, di 1.570 aziende del distretto cinese (circa un terzo del totale delle imprese iscritte alla Camera di Commercio) controllate lo soddisfa a metà.

«Potevamo arrivare a 3.000 imprese controllate – commenta Milone – Sarebbe stato sufficiente che da Bologna e Firenze fossero arrivati settimanalmente alla Questura dei rinforzi del reparto mobile per le attività del gruppo interforze. Mi rendo conto, però, che operano in base agli organici forniti dal ministero degli Interni». Chi, invece, gli ha garantito un sostegno pieno e incondizionato è stata la giunta.

Specialmente il sindaco Roberto Cenni, anche dinanzi alle pressioni dei proprietari di capannoni italiani sanzionati in solido per gli abusi edilizi affinché si allentasse la morsa sanzionatoria: «Ci sono stati dei tentativi di farci desistere. Mai, però, c'è stato il minimo segno di cedimento da parte di Cenni».

Il risultato globale è di incassi per 1,4 milioni di euro, dal 2009 a gennaio di quest'anno, in seguito ai blitz della polizia municipale. In gran parte sono legati alle cifre sborsate per il dissequestro dei macchinari. Da settembre, inoltre, è stato deciso un inasprimento delle multe per gli abusi. Se, in effetti, fino all'estate scorsa, ai proprietari che risanavano l'immobile industriale veniva applicata la sanzione ridotta, l'importo dei verbali da settembre 2013 deve essere pagato sempre per intero.

Così, in uno dei tanti controlli dinanzi ai soppalchi e ai dormitori abusivi rintracciati in una confezione di 500 metri quadri è scattata una multa record da 26.000 euro. Messi insieme sono risultati che inorgogliscono Milone. Un po' perché col flusso di cassa creato è stato possibile rimpinguare il bilancio comunale, con una destinazione parziale all'assistenza sociale. Ma soprattutto, perché, gli consentono di rispondere a tono agli imprenditori che lo hanno accusato recentemente di offrire una pessima cartolina della città con le numerose dichiarazioni per testate ed emittenti nazionali sul caso Prato: «Forse dovevamo tenere la polvere sotto il tappeto, magari perché ci sono degli interessi da proteggere dell'imprenditoria pratese con questo tipo di illegalità? Mi ricorda chi fa polemica in Sicilia perché si parla di mafia. Anche lì si fa un danno d'immagine?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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