Trasporti
I non uomini passati per il camino
PRATO. Senza più nulla, senza un nome, senza una personalità. Così vivevano i deportati. Marcello Martini come i tanti altri che hanno vissuto l’orrore dei Lager per il periodo passato nei campi di...
PRATO. Senza più nulla, senza un nome, senza una personalità. Così vivevano i deportati. Marcello Martini come i tanti altri che hanno vissuto l’orrore dei Lager per il periodo passato nei campi di concentramento, vivevano una vita sospesa. Non avevano più nulla, nemmeno i vestiti che indossavano erano loro. Avevano perso nome e cognome, erano diventati un numero che racchiudeva le loro generalità.
Oltre a questo, inciso su un pezzetto di lamiera, al momento della consegna degli abiti insieme veniva data una striscia di stoffa recante un triangolo con un colore preciso. Questo serviva per classificare le varie persone ed il motivo della loro deportazione.
Il rosso, ad esempio, era per chi si trovava lì per motivi politici. Poi c'erano i delinquenti, gli zingari, gli asociali, gli omosessuali, gli ebrei, i testimoni di Geova (la cui colpa era quella di essere pacifisti) e via dicendo. Ognuno aveva il suo colore.
Con la sua memoria lucida Marcello Martini snocciola, poi, numeri impressionati: 1632 erano i campi di concentramento KZ, venti erano i principali dai quali si sviluppava una ragnatela di sottocampi. Inconcepibile quanto accaduto: sono stati venti i milioni le persone passate dai campi di concentramento, di cui circa 13milioni sono morte.
A Mauthausen gli italiani furono 8300, tanti di loro purtroppo non fecero mai ritorno a casa. (a.b.)
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