Sicurezza
I lavoratori cinesi a Prato vivono ancora come topi
Il servizio nel distretto parallelo dell’inviato de La Stampa Niccolò Zampan che ha girato anche un video all’interno di alcune ditte di confezioni: a due mesi dalla tragedia del Macrolotto gli operai dormono in loculi e mangiano in azienda
PRATO. Vivono ancora come topi: in luculi di due metri senza finestre ricavati dentro le aziende, lì mangiano, lì lavorano. A quasi due mesi dalla tragedia del Macrolotto, dove sette cinesi morirono, il primo dicembre scorso, per il rogo all’interno dell’azienda di via Toscana, la situazione nella comunità orientale che lavora a Prato, non è cambiata. E’ questo il risultato dell’indagine svolta dal gionalista Niccolò Zancan de La Stampa che ha corredato il servizio con un video girato all’interno di alcune confezioni del distretto parallelo.
Nessuno dei cinesi incontrati dentro i capannoni ha parlato al giornalista, nessuno ha ammesso di sapere l’italiano, qualcuno, invece, gli ha intimato di andarsene. Anche il procuratore della Repubblica Piero Tony interviene nel video per dire che ancora le forze in campo sono assolutamente insufficienti per affrontare i numeri e i problemi della comunità cinese di Prato.
Intanto la Regione Toscana ha dato il via libera alla task force che dovrà controllare le fabbriche-dormitorio: si tratta di 50 isperttori del lavoro che saranno assunti con un bando e guidati dall'ex sindaco di Pistoia Marco berti
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