Sicurezza
Parenti-profughi, si muove la Regione
Rossi vuole dare un contributo ai familiari dei cinesi morti, che sono stati sfrattati e si sono accampati in un pronto moda
PRATO. Sul caso dei parenti dei sette operai cinesi morti nell’incendio della confezione Teresa Moda, lo scorso 1° dicembre in via Toscana, si muove la Regione. Il presidente Enrico Rossi ha chiesto e ottenuto dalla Procura di Prato i nomi di alcuni dei parenti delle vittime. Una richiesta che prelude all’attivazione di un percorso che - attraverso una norma regionale sui parenti di vittime sul lavoro - indennizzi e sostenga economicamente i familiari dei sette operai morti nel rogo, perlopiù genitori e fratelli arrivati dalla Cina dopo la tragedia. Questi ultimi, a Prato da quasi due mesi, hanno manifestato più volte sia contro la titolare della ditta coinvolta nel rogo sia per sollecitare l'intervento del consolato cinese a Firenze. Oltre a risorse per il sostentamento in attesa di celebrare i sei funerali (per uno di loro il rito si è già tenuto), i parenti chiedono che la ditta paghi gli stipendi arretrati degli operai deceduti.
La Regione Toscana ha poi reso noto che il presidente Enrico Rossi ha chiesto agli uffici regionali di studiare la possibilità di assegnare un contributo ai familiari dei sette lavoratori di origine cinese morti nel rogo di Prato.
«La Regione - dice Rossi - ha creato da diversi anni un fondo di solidarietà per le famiglie delle vittime di incidenti mortali sul luogo di lavoro. Un provvedimento che ho voluto quando ero assessore alla Sanità con la competenza in materia di sicurezza sul lavoro. Penso che sia importante testimoniare con fatti concreti la vicinanza a chi ha subito una perdita così grave per fatti accaduti nella nostra regione, indipendentemente dal paese di origine». La legge che ha istituito il Fondo di solidarietà è dell'ottobre del 2008 e prevede che il contributo venga assegnato a seguito di un incidente mortale avvenuto sul luogo di lavoro nel territorio regionale. Il contributo varia a seconda dei diversi tipi di beneficiari da un minimo di 20mila a un massimo di 25mila euro.
Intanto i parenti dei sette operai morti in via Toscana vivono nella più completa precarietà, senza risorse economiche. Finora hanno dormito in un appartamento di via Strozzi, in subaffitto da un connazionale che aveva preso la casa in affitto da un italiano. Erano stipati in una dozzina in pochi metri quadri. Ma da sabato, come spieghiamo meglio nelle pagine regionali, sono stati costretti a lasciare quell’alloggio perché non avevano i soldi per pagare il connazionale e i vicini di casa si lamentavano per i lamenti che arrivavano, anche di notte, dall’appartamento.
Hanno così deciso di sistemarsi nei locali del pronto moda Oscar di via Val d’Aosta 24, nel Macrolotto cinese di Iolo, un’azienda che sarebbe di proprietà di familiari dei titolari (di fatto o di diritto) della Teresa Moda. Qui hanno messo dei materassi per terra nello stanzone che funge da show room del pronto moda e negli uffici. E ci rimarranno fino a quando saranno celebrati i funerali.
A otto settimane dalla tragedia, infatti, non è stata ancora fissata una data per le esequie. Le salme sono ancora all’Istituto di medicina legale di Firenze e la vicenda è diventata brutalmente una questione di soldi. I parenti delle vittime non hanno le risorse per pagare i funerali, spese che non si può certo accollare la Pubblica Assistenza, che ha sbrigato le pratiche burocratiche. L’avvocato che assiste i cinesi, Antonio Bove, dice di aver già incontrato l’assessore Silli e si appresta a incontrare il presidente della Provincia Lamberto Gestri. A Comune e Provincia chiederà di contribuire ai funerali ed è in attesa di risposta. Sembra che dal Consolato cinese di Firenze siano arrivati solo spiccioli e l’annunciato aiuto delle associazioni cinesi di Prato per ora è rimasto solo sulla carta. (p.n.)
Servizio a pag. 10
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