Lutto
Prato, chiama i carabinieri per far avere un letto alla moglie in ospedale
Il racconto: «Ero esasperato, mi avevano detto che nel reparto non c’era posto fino al giorno dopo e l’unica possibilità di ricovero sarebbe stata nella stanza dei dottori»
PRATO. Basta una telefonata al 112 per ottenere un posto al Santo Stefano. Giancarlo Gelli venerdì 24 gennaio esasperato perché a sua moglie, con problemi respiratori e cardiaci, era stato prescritto il ricovero ma il primo letto disponibile in medicina si sarebbe avuto il pomeriggio seguente, ha chiamato i carabinieri e in meno di un'ora la soluzione è stata trovata.
«Purtroppo – spiega – sono abituato a recarmi al pronto soccorso con una media di attesa di 7/8 ore prima che mia moglie venga presa in carico. Dieci giorni fa, stranamente sono arrivato all' ospedale verso le 18,30 e alle 23 la diagnosi era pronta: dove essere ricoverata». E qui sono iniziati i problemi, il posto letto non era disponibile nonostante tutta la buona volontà dei medici, e l'unica soluzione era restare all' interno della stanza dei dottori.
«Tutte le stanzine del pronto soccorso erano occupate così il personale gentilmente mi ha prospettato questa soluzione. Ci ho pensato un po' e poi ho accettato, avvisando però che avrei chiamato il 113 perchè venisse a constatare le condizioni del pronto soccorso che come sempre straripava».
Sistemata la moglie Giancarlo torna a casa per riposarsi e avverte i carabinieri che se lo avessero cercato all' ospedale non lo avrebbe trovato, comunque rimaneva a disposizione. “Dopo una ventina di minuti ho ricevuto una telefonata da parte di mia moglie per annunciarmi che il posto letto si era materializzato. Ovviamente sono corso al Santo Stefano, non ho chiesto nessuna spiegazione, ma ancora non capisco come mai prima della mia telefonata il ricovero in reparto non era possibile e poco dopo tutto era risolto». Giunto in medicina al terzo piano sono iniziati però altri problemi: la temperatura del riscaldamento è elevata, dal sifone del bagno sale un cattivo odore e le finestre non si aprono.
«Ho avvertito il personale che avrei comunque fatto circolare un po' d'aria. Sono riuscito ad aprire la finestra che è rimasta socchiusa per tutto il giorno successivo, anzi anche altri hanno seguito il mio esempio. Ho notato anche che non sono esposti i nomi dei medici che lavorano in quel reparto, capisco che l'organizzazione è cambiata, ma c'è anche il diritto a sapere da chi si viene curati».
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