Proteste
«Pareva un duro, era un buono»
La testimonianza del titolare di Donato: «Carattere esuberante»
PRATO. «Sembrava un duro e invece era un ragazzo pacatissimo». Sono queste le prime parole di Fabiano Macrì, uno dei tre titolari della Italgronda, l'azienda di via Galcianese dove Donato Imundo era impiegato come operaio nella lavorazione delle gronde.
«Al di là dei tatuaggi e del carattere apparentemente esuberante - lo ricorda Macrì - Donato era un ragazzo tranquillo, pacato. Figurarsi, a volte se c'erano degli errori nella lavorazione si prendeva la responsabilità anche se non era sua».
Fabiano lo ricorda come un figlio molto amato. «Era coccolatissimo dalla madre, dalla famiglia a cui era molto legato. Fuori dal lavoro non ci frequentavamo ma l'ho conosciuto ragazzino: è venuto a lavorare con noi cinque-sei anni fa».
Trai clienti del circolo Quinto Martini di Maliseti, dove ieri si sono raccolti gli amici di Alessio e Donato, c’è anche qualche amico dei genitori. «Il padre è una persona seria e onesta - dice uno di loro - che ha sempre lavorato, immagino che ora la sua vita sia distrutta come quella della madre».
Anche la barista si ricorda dei due fratelli. «Qui ci si conosce tutti, venivano spesso al circolo, erano due bravi ragazzi, me li ricordo da quando erano piccoli, il mio pensiero va anche ai genitori».
Davanti alla casa di via Argonne, dove arrivano in processione parenti e amici, un conoscente dei racconta che quella di sabato sera era una delle rare occasioni in cui Alessio e Donato erano usciti insieme. Di solito frequentavano ognuno la sua compagnia. (al.ag.) (i.r.)
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