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Accesso al credito: le proposte delle imprese alle banche pratesi

Accesso al credito: le proposte delle imprese alle banche pratesi

Il vicepresidente dell’Unione industriale di Prato, Andrea Tempestini: «Occorre lavorare sulle due criticità principali, le commissioni di disponibilità affidamenti e il credito a medio-lungo termine»

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PRATO. Non bastano i numeri della Banca d’Italia sull’andamento del credito a livello nazionale e locale e nemmeno i dati forniti dalle banche operanti su piazza: è indispensabile ascoltare la viva voce degli imprenditori per avere un quadro completo e ragionato del rapporto fra le industrie pratesi e il mondo del credito.

E’ da questa convinzione che sono nati i focus group sul credito promossi dall’Unione Industriale Pratese: negli ultimi mesi del 2013 sono stati coinvolti oltre 150 imprenditori che a più riprese, divisi in gruppi, hanno fornito elementi conoscitivi, sottolineato punti di forza e di debolezza, avanzato proposte.

Dall’attività dei focus group sono emersi dati già portati a conoscenza delle banche, incluse anche valutazioni di tipo qualitativo, come la preparazione tecnica del personale, la capacità di comprendere il business aziendale, qualità e chiarezza delle comunicazioni bancarie oltre alla tempistica delle risposte; al riguardo sono state riscontrate differenze significative nel livello dei servizi tra i vari istituti.

«Quello che ci interessa comunque non è dare patenti di buono o cattivo ma trovare percorsi che servano a migliorare la situazione» spiega Andrea Tempestini, il vicepresidente dell’Unione che ha coordinato i focus group “Ogni impresa ha un proprio rating e, in funzione di questo e delle strategie delle banche con cui lavora, ha trattamenti diversi rispetto ad altre. Tuttavia è possibile individuare nel rapporto banca-impresa a Prato delle linee comuni o almeno largamente diffuse: quando si evidenziano delle criticità, è da qui che si può e si deve partire. Inoltre pensiamo che in prospettiva si debba lavorare su due criticità principali: le commissioni di disponibilità affidamenti e il credito a medio-lungo termine».

Le commissioni di disponibilità degli affidamenti, richiamando quello che un tempo era rappresentato dal “massimo scoperto”, consistono in pratica nella provvigione dovuta alle banche per gli affidamenti messi a disposizione del cliente su richiesta di quest’ultimo, anche se poi di fatto non utilizzati.

«A Prato solo un quarto delle imprese interpellate si vede riconosciuto sulla disponibilità degli affidamenti un tasso uguale o inferiore allo 0,1%: in altri territori le imprese in questa condizione sono quasi la metà” continua Tempestini «E anche se eleviamo il limite allo 0,2% fra Prato e altre aree economicamente affini c’è una differenza di 7 punti percentuali. Per Prato è una penalizzazione che abbiamo segnalato alle banche chiedendo che venga sanata».

L'altro punto cruciale sono gli strumenti per i crediti a medio-lungo termine, quelli più importanti per la loro valenza strategica di sostegno agli investimenti.

«Le imprese pratesi dei focus group hanno evidenziato la necessità di strumenti finanziari adeguati ad affidamenti a medio/lungo termine» conclude Tempestini «Questi ultimi anni hanno visto più fidi a breve, per far fronte a necessità immediate di liquidità, che a medio/lungo, destinati ad investimenti. In vista di una possibile ripresa, però, si manifesteranno maggiori necessità in questo senso. Occorre che i prodotti finanziari adeguati siano disponibili e che le imprese siano informate in merito: anche su questo piano il ruolo attivo delle banche è indispensabile».

Fra gli altri dati emersi il numero elevato di banche con cui le imprese operano: 28 complessive, anche se Banca CR Firenze, Popolare di Vicenza, Monte dei Paschi e Unicredit da sole rappresentano il 57%.

Da segnalare inoltre il frequente ricorso (45%) a società garanti, con in testa Fiditoscana (53%) seguita da Confidi (37%) e Sace (10%), e il dato sull’indebitamento, che è aumentato nell’ultimo anno solo per il 20% delle imprese interpellate, a fronte di invarianze e diminuzioni pressoché equivalenti (41% contro 39%).

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