Il Tirreno

Prato

Una città meravigliosa, laboriosa e piena di fascino

di Azelio Biagioni
Una città meravigliosa, laboriosa e piena di fascino

Da quarant’anni è titolare di un negozio più raffinati di scarpe e borse, “Marver’s”, nel viale Piave «I pratesi non devono perdere di vista la loro eccellenza: il tessile, e riscoprire quanto sono bravi»

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PRATO. Il termine più adatto per descrivere quello che prova per Prato è innamorata. Mara Verbigrazia ama la città dove, venendo via da Roma, si è trasferita circa quarant'anni fa. Modi garbati e gentili, persona di classe e raffinata, insomma una vera signora. Titolare del negozio “Marver's” in viale Piave, aperto poco dopo il suo arrivo a Prato, Mara Verbigrazia usa aggettivi per la sua città di adozione che forse nemmeno i pratesi doc tirano fuori per fare un degno ritratto al luogo dove sono nati e vissuti. «Prato è meravigliosa – esordisce la signora Verbigrazia – la amo tantissimo, così come amo i pratesi. E' una città laboriosa, come forse poche. Se mi sento pratese? Altro che. Sono legata a tutti i suoi angoli, alle sue vie, alle sue piazze. Ma c'è una cosa che più di tutte mi piace e che rende unica questa città: le fabbriche con le svettanti ciminiere, testimonianza di quanto qui era grande il lavoro. La Campolmi oggi è sede di una delle biblioteche più belle d'Europa, ma non avrebbe quel fascino se non fosse stata una fabbrica. Quando vedo quelle ciminiere mi soffermo e spero che torni il lavoro. Io, guardo questa città con gli occhi da romana e dico fiera che mi ha conquistato. Anche se la Prato degli anni Settanta era una cosa, quella di oggi è ben diversa».

I giovedì sera. A Mara Verbigrazia si deve un'iniziativa che mise radici proprio a Prato, negli anni Novanta. L'apertura serale dei negozi il giovedì sera. Sfogliando l'album dei ricordi alla signora brillano gli occhi. «Fu un successo fuori dal comune – spiega – e poi in ogni piazza si faceva musica diversa. La gente rispose in maniera positiva e fu veramente una gioia vedere il centro pieno». Ed a proposito del centro storico anche da Mara Verbigrazia arrivano parole di plauso per la mostra “Da Donatello a Lippi” che ha visto per tre volte. «Mettersi in coda e sentire dietro di me persone di Bologna piuttosto che di Bergamo è stato emozionante» confida .

La cultura del tessile. Parlando del momento delicato che stiamo attraversando, Verbigrazia dice che la crisi è una reazione ad un'azione. «Sì, perché le generazioni attuali non hanno capito quale grande cultura fosse il tessile. L'industriale aveva un tale rispetto per l'operaio che se questo entrava al lavoro alle sei del mattino il titolare arrivava un'ora prima. E se c'era da scaricare merce da un camion non si tirava indietro. Faceva di tutto, questa era il suo segreto». Cita, poi il Buzzi, che lo paragona ad una mini università tanta è la preparazione che fornisce ai suoi studenti. «Gli industriali di oggi devono riappropriarsi del tessile che è stato l'anima di questa città – sostiene - . Il telaio è parte integrante del vissuto di Prato, l'odore che si respirava in fabbrica impossibile da dimenticare, gli stracci.. Non bisogna allontanarci da questo, ma crescere e qualificarci sempre più. Un invito che rivolgo agli industriali è quello di leggere uno dei libri di Armando Meoni, 'La mano di Prato”. Quella mano intesa come bravura, che supera ogni valore. Ovvero dobbiamo riscoprire di essere bravi».

Polo oncologico. Infine, un accenno al “Misericordia e Dolce” che - secondo la commerciante – sarebbe l'ideale per il polo oncologico con adiacente una foresteria. «Un centro – spiega – funzionale per l'Italia centrale che porti sollievo ai malati e la foresteria accessibile, con una minima spesa, per i familiari dei degenti che arrivano da fuori ».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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