Il dolore
Scolari e genitori in corteo per chiedere la palestra
Scatta la protesta alla Don Bosco (e in succursale) perché per l’ora di ginnastica i ragazzi devono percorre oltre un chilometro per raggiungere il circolo Grassi
PRATO. Sulle orme dei bambini imbottiti di giubbotto e sciarpa, per quella lezione di educazione fisica che li costringe a “scaldarsi” prima di sobbarcarsi a piedi un chilometro e mezzo di strada. A tenerli d’occhio, i genitori armati di striscioni con uno slogan a suon di rima che così recitava: “Non c’è sinistra né destra, vogliamo la palestra!”. Che è quella della scuola media “Don Bosco” di via Isola di Lero, un fantasma che mai si è materializzato per problemi di bilancio, né durante la passata giunta Romagnoli né quella Cenni in dirittura d’arrivo.
Così, i piccoli studenti che frequentano sia l‘istituto di via Isola di Lero (succursale della “Don Bosco” inaugurata nel 2010) che quello di via Pistoiese 558, non hanno altra scelta che ripiegare sull’ora di ginnastica al circolo Arci “Renzo Grassi” a Narnali, in barba alle intemperie e al pericolo di muoversi sul ciglio di strade come via del Guado a Narnali e via di Maliseti, in alcuni tratti senza marciapiede. La manifestazione nata spontaneamente dal basso per volontà di alcuni genitori si è così dipanata dal circolo Arci fino alla “Don Bosco” in via Isola di Lero. Scuola media di Maliseti e circolo di Narnali, andata a ritorno. Questo il tragitto al quale hanno partecipato anche il candidato a sindaco del Pd Matteo Biffoni che, in compagnia del presidente della circoscrizione Ovest Mosca e della consigliera provinciale Pd Faltoni, come primo atto della sua campagna elettorale ha voluto misurarsi con i problemi dei genitori di Maliseti e Narnali.
La prima classe esce dal circolo alle 9.30, giusto in tempo per mettere in moto i manifestanti. Madri e padri armati di megafono per chiedere impegni non più rimandabili e date certe. «La costruzione della palestra – precisa Lino Condello, animatore della protesta - deve avvenire insieme al completamento della scuola. Perché se facessero solo la palestra, gli alunni di Narnali verrebbero costretti a fare i pendolari verso Isola di Lero».
Il problema, infatti, non è solo l’eterna mancanza di una palestra per la media “Don Bosco”, il cui progetto complessivo prevedeva la costruzione di un primo lotto (succursale di via Isola di Lero inaugurata nel 2010) e della seconda ala (che accoglierebbe gli alunni che oggi frequentano la scuola a Narnali) di cui rimane oggi traccia visiva nello scheletro di ferro in piedi, mentre della palestra non ci sono neppure le fondamenta. E due scuole medie dello stesso plesso che attendono di essere accorpate. Caldo e freddo che sia, studenti e insegnanti devono armarsi di pazienza per fare avanti e dietro dal circolo di Narnali (per quelli di via Pistoiese è più vicino).
La doccia fredda è arrivata giovedì scorso in commissione 3, a fronte di una petizione con 1200 firme: niente finanziamenti comunali all’orizzonte (800mila euro per la palestra, 3 milioni di euro circa per il secondo lotto della scuola) per l’annullamento del bando del Coni da cui la giunta pensava di attingere i fondi. In realtà, da oltre vent’anni le “Don Bosco” sono orfane della palestra. «Sono combattuta, fra una settimana aprono le iscrizioni per il prossimo anno scolastico e l’idea di mandare mia figlia che ora è in quinta elementare alla “Don Bosco” non mi va giù», è il commento della mamma Angela Fortunato, arrabbiata perché il Comune vuole spendere 500mila euro per il Monumento al Vento. «Vedo che quando si vuole i soldi si trovano: se penso che 25 anni fa frequentavo le medie a Montemurlo e avevo una palestra, mentre nel 2014 mio figlio non può averne una…», fa notare Loredana Scalise. Un’altra voce di mamma è quella di Cinzia Mattia che fa pesare l’assenza della dirigente scolastica alla manifestazione mentre Michele Lo Conte, nonno ultraottantenne, racconta di aver visto già quel film. «Era il 1987 quando andai in Comune a protestare perché le “Don Bosco” erano senza palestra. La storia, evidentemente, non ha insegnato nulla».
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