Il dolore
Il bilancio della Procura: la metà degli indagati sono stranieri
La percentuale è stata del 55,3% nel primo semestre 2013. Il procuratore capo Tony boccia senza appello il Tavolo per “Prato sicura”: «Ha prodotto risultati irrilevanti, se non nulli»
PRATO. Oltre la metà delle persone sottoposte a indagine da parte della Procura di Prato sono di nazionalità straniera. Lo segnala il procuratore capo Piero Tony nella relazione sulle attività dell’ufficio in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.
I numeri. In particolare, spiega Tony, nel corso del 2012, su 11.642 persone indagate, ben 6.732 erano stranieri, pari al 57,8% del totale. Nel primo semestre del 2013 la situazione non è cambiata in maniera sostanziale: su un totale di 6.426 indagati, 3.555 sono di nazionalità straniera, pari al 55,3%.
Tenendo conto che la percentuale di stranieri sui residenti in provincia è stimata in meno del 20%, si può concludere che statisticamente uno straniero ha il triplo di possibilità di essere indagato dalla Procura rispetto a un italiano. Questo può significare che gli stranieri compiono un maggior numero di reati, ma il dato è quasi certamente influenzato dall’orientamento dei controlli, in particolare sulle confezioni cinesi, che “producono” una grande mole di notizie di reato legate alla violazione delle norme di sicurezza e agli abusi edilizi dei dormitori clandestini, oltre ai reati legati alla clandestinità. La verità probabilmente sta nel mezzo.
L'allarme. Ma la relazione di Piero Tony è soprattutto l’ennesimo - ma mai così forte - grido d’allarme dei magistrati pratesi sulla insufficienza dell’organico, soprattutto del personale amministrativo, e una bocciatura senza appello del cosiddetto “Tavolo per Prato sicura” i cui risultati sono stati magnificati pochi giorni fa in una riunione in Prefettura. Il procuratore è di tutt’altro avviso. «Data la drammaticità della situazione - scrive Tony - era stato istituito presso il Ministero dell’Interno un Tavolo interistituzionale sulla sicurezza, derivato dal noto Tavolo per “Prato sicura”, ma con risultati pressoché irrilevanti se non nulli». A far arrabbiare Tony è stata, nonostante le promesse di rinforzi, la sottrazione di una cancelliera, assistente di un sostituto, che è stata applicata a Roma, e la revoca dell’applicazione di una guardia forestale finora impiegata in Procura. Piccoli segnali, che però secondo il procuratore dimostrano che le promesse di rinforzi sono soltanto parole.
«L’amministrazione della giustizia nel circondario di Prato - avverte il procuratore - soffre della pressoché totale assenza di decisioni da parte del Ministero della Giustizia che, nonostante le relazioni, le statistiche, le delegazioni di forze politiche e sociali, gli appelli e le segnalazioni degli organi istituzionali, non ha mai provveduto ad adeguare alle necessità gli organici degli impiegati addetti alla Procura, che sono scandalosamente insufficienti».
I reati. Infine il procuratore segnala l’andamento dei reati. Il capitolo sul falso in bilancio e la bancarotta fraudolenta, anche alla luce dei recenti fatti di cronaca, è quello più interessante. L’alto numero di bancarotte, scrive Tony, «è sintomo di una prassi tuttora imperante secondo cui imprenditori, commercianti, commercialisti e professionisti di vario genere vengono coinvolti in attività del tutto prive di quei criteri di trasparenza e legalità che dovrebbero distinguere l’attività produttiva». Non è difficile cogliere i riflessi e le suggestioni delle indagini appena concluse sul presunto crac della Btp.
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