Il dolore
Le amicizie pericolose dell’ex presidente del Tribunale di Prato
Nella richiesta di archiviazione per Francesco Antonio Genovese le «frequentazioni inopportune» del magistrato che, intercettato, sospetta il procuratore capo di aver fatto favori al costruttore Riccardo Fusi
PRATO. «Gli accertati rapporti di frequentazione (da ritenere assolutamente inopportuni) tra il presidente Genovese, l’avvocato Tanteri, l’amministratore giudiziale di Hbf Stefano Papi e Sandro Mencucci, possono indurre a ritenere che le decisioni e determinazioni adottate dal presidente Genovese fossero orientate a consentire a tutti i costi il buon esito della procedura di concordato preventivo». Lo scrive il sostituto procuratore di Genova Nicola Piacente nella relazione in cui rimanda a Prato gli atti dell’inchiesta sul crac della Btp di Roberto Bartolomei e Riccardo Fusi e chiede l’archiviazione delle accuse (abuso d’ufficio e concorso in falsa perizia) all’ex presidente del Tribunale, Francesco Antonio Genovese.
Chiede l’archiviazione, dunque, ma sottolinea quelle “frequentazioni inopportune” che la scorsa estate hanno convinto la Procura a trasmettere gli atti a Genova e che ora, col deposito di quegli stessi atti, sono diventati il principale argomento di discussione a Palazzo di giustizia. Perché si è scoperto quello che i ben informati già sapevano, e cioè che per anni in quel palazzo hanno convissuto un presidente che non si fidava del procuratore capo, Piero Tony. E che per mesi quel presidente ha avuto una “cimice”, piazzata dalla Procura di Genova, nel suo ufficio al secondo piano, dove parlava male dell’inquilino del terzo.
Le migliaia di pagine del fascicolo sul presunto crac della Btp, depositate in questi giorni, raccontano anche la storia di questo burrascoso rapporto. C’è la testimonianza del sostituto procuratore fiorentino Luca Turco, il quale riferisce di aver saputo da Genovese che il costruttore Fusi era amico non solo dell’ex presidente Salvatore Palazzo (che è stato costretto a dimettersi per il sospetto di aver fatto favori a Fusi) ma anche del procuratore Tony. Questo avrebbe spiegato l’inerzia della Procura nelle indagini su Fusi. C’è traccia anche di un incontro tra il procuratore Tony e il procuratore distrettuale Quattrocchi, che avrebbe indotto Tony ad assegnare il fascicolo su Fusi a un sostituto (Lorenzo Gestri, ora affiancato da Antonio Sangermano). E negli stessi atti ogni tanto spunta un maggiore della guardia di finanza, già in servizio a Prato, “arruolato” tra gli amici di Fusi, che poteva contare anche su protezioni in ambienti giudiziari romani.
Le fasi cruciali di questa storia risalgono alla scorsa primavera quando il Tribunale deve decidere sulla richiesta di concordato preventivo per la Btp (dopo aver respinto una richiesta di fallimento presentata dalla Procura nel 2011). Alla vigilia dell’udienza dell’8 maggio il presidente Genovese va a cena con l’avvocato Luciano Tanteri, membro dei cda di società appartenute a Fusi (Il Forte e Immobiliare Ferrucci oltre alla newco Fenice), Stefano Papi, amministratore giudiziale della Holding Bf, e Sandro Mencucci (amministratore della Fiorentina e nominato dallo stesso Genovese come consulente per la perizia sul comparto alberghiero del gruppo Fusi). Il giorno dopo il procuratore Tony partecipa all’udienza sul concordato e fa presente che la perizia elaborata da Mencucci insieme a Elisabetta Meloni e Pierluigi Zipoli è gonfiata di oltre il 40%. Ma la segnalazione non ha seguito e il concordato ottiene il via libera.
Il contesto sembra chiaro: da una parte la Procura che spinge per il fallimento, dall’altra una cordata di soggetti che sembrano fare gli interessi dei creditori (banche, soprattutto) e che ora sono nell’elenco dei 14 indagati nell’inchiesta dei pm Gestri e Sangermano. Chi abbia ragione non è chiaro, e se qualcuno ha commesso reati sarà il Tribunale a stabilirlo. Quel che è certo è che negli atti di quest’inchiesta c’è un pezzo importante della storia di Prato degli ultimi anni.
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