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Il procuratore Tony: «Non sono amico di Riccardo Fusi»

Il procuratore Tony: «Non sono amico di Riccardo Fusi»

Il capo della Procura replica ai sospetti dell’ex presidente Genovese sui presunti favori ottenuti dal costruttore: «Nemmeno so dove abita»

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PRATO. «Io amico di Riccardo Fusi? In tutta la mia carriera l’avrò incontrato sì e no sei o sette volte, e sempre in occasioni ufficiali, istituzionali». Il procuratore capo Piero Tony commenta così il contenuto delle intercettazioni nelle quali l’ex presidente del Tribunale, Francesco Antonio Genovese, rappresenta a numerosi interlocutori tutti i suoi dubbi sul comportamento del procuratore, in particolare la sua presunta amicizia col costruttore Fusi, che secondo Genovese sarebbe stato in qualche maniera protetto.

Intercettazioni che lo stesso Tony, insieme ai sostituti Gestri e Sangermano, ha depositato in questi giorni, perché fanno parte dell’inchiesta che la Procura ha chiuso sulla presunta bancarotta della Btp e della Holding BF. Dunque è stato Tony, indirettamente, a fare in modo che tutti ora possano leggere quelle carte e farsi un’idea.

Il procuratore, oltre a negare di aver fatto qualsiasi favore a un indagato, sottolinea che per quanto riguarda la posizione del presidente Genovese, a sua volta indagato per abuso d’ufficio e concorso in falsa perizia, è vero che la Procura di Genova ha chiesto l’archiviazione del procedimento, ma è anche vero che il sostituto Nicola Piacente ha messo nero su bianco che i rapporti di frequentazione del presidente Genovese devono ritenersi «assolutamente inopportuni». Nulla di penalmente rilevante, insomma, ma una sorta di censura che giustifica la decisione della Procura pratese di trasmettere gli atti a Genova quando sono emersi dubbi sul comportamento di Genovese.

«Ripeto, Fusi l’ho visto solo in occasioni ufficiali - spiega Tony - Per esempio l’inaugurazione della Scuola marescialli, e credo di non averlo mai visto da quando sono a Prato. Si figuri, non so nemmeno dove abita, o meglio, sono stato una volta, quando lavoravo a Firenze, nella sua torre accanto al Ponte Vecchio, invitato insieme ad altri rappresentanti istituzionali». Al procuratore capo preme fissare due paletti in questa delicata vicenda. Primo: i magistrati pratesi indagavano su altri soggetti (quelli del crac Btp) e solo casualmente si sono imbattuti nelle intercettazioni che hanno coinvolto il presidente Genovese. Secondo: sono stati loro a depositare tutti gli atti, senza fare alcun omissis, mettendoli a disposizione.

Lo stesso Tony, nell’udienza di maggio 2013 dove si decideva sul concordato Btp, fece presente che c’era una perizia gonfiata, ma il concordato si fece lo stesso. (p.n.)

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