Lutto
Marò, stop alle trattative commerciali se ci sarà la condanna alla pena di morte
Nel convegno in Comune di Prato su distretto, economia e comunità orientale il vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani è intervenuto sul caso. Tracciabilità, strada ancora lunga
PRATO. “Se i marò verranno condannati a morte l'Unione Europea interromperà la trattativa sul libero scambio con l'India”. Un monito pesantissimo quello lanciato stamani dal vice-presidente della Commissione Europea, Antonio Tajani ospite in un convegno sul tessile in palazzo comunale. Entra, pertanto, in gioco Bruxelles usando la minaccia diplomatica, sul caso dei due marò coinvolti nell'uccisione di due pescatori e che secondo la legislazione di New Delhi rischiano la pena capitale. “L'Unione Europea ha ottenuto il riconoscimento del premio nobel per la pace un anno fa. Sarebbe, di conseguenza, impossibile per noi barattare la vita umana con un accordo commerciale”. La ritorsione paventata potrebbe non riguardare soltanto i colloqui in corso per ampliare gli scambi di beni e servizi con gli Stati comunitari, ma verrebbe estesa – è l'avvertimento di Tajani – anche ai benefici tariffari attualmente in vigore sulle merci importati dall'India: “Una condanna a morte sarebbe un abominio inaccettabile per la Commissione Europea. Sia i nostri ambasciatori che il presidente Barroso sostengono le posizioni italiane”. Tajani ha contestato lo stesso grado di imputazione rivolto a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, contro i quali l'accusa si starebbe orientando sull'incriminazione per il reato di terrorismo: “Per la dinamica del fatto, avvenuta peraltro fuori dalle acque territoriali, al massimo potrebbero essergli contestato l'omicidio colposo”. Parole molto impegnative, che hanno l'obiettivo di alzare la tensione col governo indiano e che se seguite da fatti causerebbero l'inizio di un aspro scontro commerciale.
TRACCIABILITA'. La dedica a Prato sta nel finale di intervento: “La mia visita non è di circostanza, ma denota un'attenzione della Commissione Europea”. Antonio Tajani riserva una coda significativa all'attualità, all'illegalità economica che imperversa con lo sfruttamento del lavoro nel distretto cinese dell'abbigliamento: “La tutela dei diritti dei lavoratori è irrinunciabile. È inaccettabile che in Europa ci siano episodi di sfruttamento della manodopera”. E, se per un verso, il numero due della Commissione Europea con delega all'industria reputa doveroso avere sul tessile una politica commerciale “non ingenua” ribadisce, al contempo, l'importanza di opporsi al lavoro nero: “Ogni volta che si acquistano prodotti contraffatti dobbiamo considerare che si dà un contribuito alla diffusione di questo tumore”.
Buone notizie, invece, da Bruxelles: il vertice dei capi di governo di maggio potrebbe far cadere molte mele d'oro per lo sviluppo. È in programma un piano di fondi strutturali da 150 miliardi di euro – da spalmare fra i 28 Stati – creati ad hoc per le politiche industriali. In questo, le Regioni avranno un ruolo chiave nell'individuare i progetti meritevoli del finanziamento comunitario. Dell'ora e mezzo di confronto fra il vice-presidente della Commissione Europea, Antonio Tajani e le istituzioni politiche e sociali pratesi è questa la parte più ambiziosa per stimolare l'economia tessile. Di pari passo prosegue la difficile trattativa per sbloccare a Bruxelles l'iter per approvare il regolamento sulla protezione del Made In e sulla tracciabilità dei prodotti. Una domanda che tecnicamente parte dal basso. Nel dibattito moderato dal direttore di Toscana Tv, Daniele Magrini viene chiesto da tutti. Da categorie economiche, sindacati, dal sindaco Cenni così come del presidente della Regione, Enrico Rossi. Il governatore toscano prende per buone le dichiarazioni di Tajani e gioca d'anticipo sui fondi comuntari: “Abbiamo deciso di pubblicare i bandi già ad aprile, in maniera tale da dare l'avvio alle erogazioni fra settembre e ottobre. Pensiamo di indirizzarli su ricerca, tecnologia, sostegno alla filiera”. Sulla priorità immediata, la protezione delle produzioni manifatturiere dalla contraffazione va in scena, invece, un botta e risposta nell'arco di pochi minuti fra l'europarlamentare di Io Cambio, Claudio Morganti e lo stesso Tajani.
“Il Parlamento europeo aveva approvato a larga maggioranza una proposta di regolamento per preservare il Made In, allargandolo alla nicchia dei semi-lavorati. È stata la Commissione Europea a ritirarlo sotto la pressione delle lobby” lamenta l'ex leghista. Opposta la ricostruzione del vice di Barroso: “Quell'iniziativa venne bloccata dal Consiglio dei ministri europeo e dal Wto, trovandola contraria agli accordo del libero scambio, perché creava delle disparità verso i beni importati. Dal canto nostro abbiamo fatto una proposta ancor più coraggiosa, inserendo la tracciabilità sia per i prodotti fatti in Europa che verso quelli importati e la responsabilità verso i produttori, gli importatori e chi commercializza”. Complicato, invece, trovare la quadra fra gli opposti interessi fra gli Stati del Nord e del Sud Europa sul Made In. Le resistenze vengono soprattutto dal Regno Unito – scarsamente sensibile ad una politica industriale europea – e dalla Germania, timorosa per i contraccolpi sul settore auto: “Non sono né ottimista né pessimista. È in corso un braccio di ferro. Ora bisogna che si crei una maggioranza in consiglio".
Un punto sul quale la Prato politica e produttiva pretende risposte con accenti differenti. Il sindaco Cenni ricordando l'asimmetria regolamentare fra i prodotti che vengono dalla Cina e quelli che si possono legittimamente esportare verso Pechino. Il leader locale di Confindustria, Andrea Cavicchi agganciando il tema della tracciabilità ad un cambio di visione in Europa: “Solo tornando al manifatturiero si potrà avere una ripresa dell'occupazione”. Mentre il sindacalista della Cgil, Massimiliano Brezzo ne fa una questione di recupero della competitività, invitando a puntare sull'aumento della qualità e sulla lotta alla contraffazione.
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