Il Tirreno

Prato

Con l’Italicum rappresentanza a rischio

Riforma elettorale, Borghi (Pd) e Floridia (Regione Toscana): Prato dovrà allearsi con Pistoia

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PRATO. L'Italicum potrebbe cancellare la rappresentanza parlamentare pratese e minare alla radice il meccanismo di selezione interna tramite le primarie.

Quest'ultimo un elemento che potrebbe scuotere proprio il Partito Democratico, la forza che si è fatta promotrice a partire dal suo segretario nazionale della riforma. Non c'entra in questo caso né la contestuale revisione della Carta che supererà il bicameralismo perfetto, con l'abolizione del Senato elettivo né un dimezzamento del numero dei deputati, al momento uscito dall'agenda politica. Bensì, è il meccanismo individuato dalla proposta di legge in esame a Montecitorio di creare 118 collegi plurinominali, costruiti in maniera analoga alla grandezza dei territori delle attuali province, che spingerebbe Prato ad una fusione elettorale con Pistoia. A lanciare l'allarme, per primo, ieri sera, è stato il capogruppo del Pd in commissione ambiente, Enrico Borghi: «Tra gli effetti dell'Italicum, nel testo in commissione Affari Costituzionali, permane la mancata garanzia di rappresentanza per 37 territori provinciali su 110». Se in effetti il criterio di rappresentanza nazionale è di un deputato ogni 96.000 abitanti, le circoscrizioni vengono suddivise in collegi oscillanti per popolazione fra 288.000 abitanti e 576.000 abitanti. Non ci sono dubbi, pur col calcolo aggiornato, gli abitanti del capoluogo e dell'hinterland pratese restano abbondantemente sotto quella soglia. Un'ulteriore conferma arriva da una fonte molto autorevole in materia, Antonio Floridia responsabile in Regione dell'osservatorio elettorale. Se dovesse arrivare ad approvazione definitiva l'attuale configurazione dell'Italicum la Toscana potrà esprimere 36 deputati. Questi verranno attribuiti – seguendo, accuratamente, il criterio del numero degli abitanti – in collegi con un minimo di 3 e un massimo di 6 eletti da attribuire. Nel calcolo di Floridia, a Prato spetterebbero solo 2 parlamentari e, quindi, sarebbe costretta a una fusione con la vicina Pistoia che ne conta 3. Nascerebbe, a quel punto, un unico collegio Prato-Pistoia di 5 deputati da pescare mediante liste rigorosamente bloccate. Con un'asimmetria significativa fra le due piazze: alle elezioni politiche del 2013 – come documentato dal sito del ministero dell'Interno – gli aventi diritto al voto erano 181.900 a Prato e 226.980 a Pistoia. Due i quesiti facilmente sollevabili: che tipo di primarie, ad esempio, dovrebbero essere organizzate? I pistoiesi si troverebbero nella condizione di cannibalizzare Prato? «Sarebbe difficile da organizzare una consultazione in questo contesto. Bisognerebbe capire – sostiene l'esperto, Floridia – se in quel caso prevarranno logiche di corrente o logiche territoriali nelle candidature». Nel secondo scenario i pistoiesi potrebbero coalizzarsi per acciuffare le prime due posizioni in lista e la relativa certezza di uno scranno a Roma. Per sminarlo riacquisterebbero centralità le trattative fra segreterie provinciali per decidere a tavolino chi portare in Parlamento bypassando le primarie. Sarebbe quasi una nemesi per Prato. Da iper-rappresentanta nell'era del Porcellum (con ben 5 eletti fra Camera e Senato in questa legislatura), al rischio marginalizzazione, nella mappa elettorale, per mano della prima riforma di Renzi.

Carlandrea Poli

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