Sicurezza
Quel braccio di ferro tra Tony e Genovese
Nell’inchiesta sul crac Btp la diffidenza reciproca tra il presidente del Tribunale e il procuratore capo. Fusi e Bartolomei accusati di aver distratto decine di milioni di euro
PRATO. Nella grande mole di atti depositati in questi giorni dai sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Antonio Sangermano, titolari dell’inchiesta sul crac della Btp di Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei, c’è qualche traccia della presunta loggia segreta che ha fatto nascere una seconda indagine, ma si legge soprattutto della diffidenza reciproca che per mesi ha diviso i due vertici del Palazzo di giustizia. Il presidente del Tribunale, Francesco Antonio Genovese, ora in Cassazione, non si fidava del procuratore capo Piero Tony, e probabilmente Tony non si fidava di Genovese.
Quando è emerso il dubbio che Genovese potesse aver commesso un abuso d’ufficio nella procedura del concordato di Btp, la Procura non ha esitato, come dovuto, a trasmettere gli atti a Genova, che per ora ha concluso con l’archiviazione: Genovese si è comportato correttamente.
Quando si potranno leggere per intero gli atti dell’inchiesta sulla presunta bancarotta di Btp e Holding Bf si potrà capire la portata del braccio di ferro tra Genovese e Tony, ma quel che più conta sono le contestazioni ai 14 indagati.
Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei sono accusati di aver chiesto un finanziamento di 150 milioni di euro a un pool di banche capeggiate da Mps quando già c’era una situazione conclamata di crisi, alterando il bilancio 2009 con una perizia che sopravvalutava di 158 milioni di euro il comparto alberghiero del gruppo, valutato il 44,87% in più del valore reale. Inoltre, pur sapendo che non c’erano vie d’uscita, avrebbero omesso di chiedere il fallimento.
Ma l’accusa dalla quale sarà più difficile difendersi è probabilmente di aver distratto 25 milioni di euro Fusi e 21 milioni Bartolomei giustificando i prelievi dai conti della Holding Brm e dalla Edil Invest come restituzioni di “finanziamenti da soci”, quando questi si ottengono dopo aver soddisfatto gli altri creditori.
Dell’avvocato Luciano Tanteri si è già detto che viene accusato di aver convinto tre professionisti (tra cui Sandro Mencucci, amministratore delegato della Fiorentina) a fare una perizia sballata. Tanteri è anche l’avvocato in confidenza col presidente del Tribunale, le cui conversazioni potrebbero aver creato la grana dalla quale è appena uscito Genovese. Avrebbe fatto gli interessi dei creditori, e dunque si sarebbe inimicato Bartolomei e Fusi.
Questi ultimi sono accusati anche di aver distratto 70 milioni di euro attraverso una serie di “operazioni infragruppo”: vendite simulate di immobili a favore di Btp che avrebbe versato le caparre senza poi stipulare i contratti definitivi, così finanziando le altre società e spolpando la Btp.
Infine il liquidatore della Holding Bf, Armando Vanni, già Consorzio Etruria, è accusato di aver “fabbricato” una plusvalenza indebita di 23 milioni a favore di Btp e di non aver versato contributi e acconti Iva per un’altra ventina di milioni. (p.n.)
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