Il Tirreno

Prato

Piacenti: «La Torre al Vento, un’idea già vecchia, anche la tramontana non ha più senso»

Piacenti: «La Torre al Vento, un’idea già vecchia, anche la tramontana non ha più senso»

Il restauratore pratese interviene sul progetto di creare sulla Calvana l’opera d’arte immaginata da Dani Karavan

2 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Questo l’intervento del restauratore pratese Daniele Pacenti in merito al progetto della Torre al Vento in Calvana. «Ogni città si merita gli uomini che ha! Di conseguenza è la città che quegli stessi uomini meritano, in funzione di ciò che hanno fatto e voluto. Prato nella sua lunghissima storia è davvero una grande città, intesa nel termine non dimensionale ma di fatto. Sempre, tra alti e bassi, investe in arte gran parte di quanto guadagna e, talvolta, anche di più. Ma più propriamente investe in uomini. Dalla valle del Bisenzio ai monti che la circondano e a gran parte della piana. Prato investe in arte con grande saggezza! Perché tra i suoi abitanti serpeggia la genialità e la razionalità.

Investire bene in arte non è certo facile ma Prato l'ha fatto! Abbiamo in città capolavori assoluti dell'arte di quasi ogni epoca e lo dobbiamo all'acume dei nostri concittadini di un tempo.

Oggi c'è crisi d'identità, di appartenenza e l'arte ha quasi cessato di esistere! Nell'incertezza degli ideali e nella mancanza delle finalità essa è diventata espressione del nostro tempo, bizzarra, stupefacente, oscena. Talvolta rifugio di capitali o moneta di scambio. Più spesso dozzinale, scarsamente interessante! Se c'è una cosa che però deve mantenere per essere opera d'arte, questa deve essere l'unicità! Integrarsi in un preciso contesto ma, anche essere rivoluzionaria!

La Torre al Vento non lo è! L'idea è oramai vecchia, se opera d'arte essa è mai stata era forse negli anni ottanta! Oggi non è nulla! Anche la tramontana oggi non ha più un senso, l'aria mefitica di Prato è ormai scomparsa assieme alle ciminiere.

I grandi artisti contemporanei quando hanno creato l'opera se ne disinteressano, spesso la ripudiano. Se si degrada questo è il suo destino. Perfino il restauro si ferma all'arte moderna, non ha nessun senso restaurare un'opera contemporanea, gli stessi autori non vogliono nemmeno saperlo, talvolta lo vietano.

L'opera d'arte contemporanea inizia con l'idea, si completa col processo costruttivo, deve avere una fine. Questa è l'arte di oggi: l'arte contemporanea! Non è fatta per durare, proprio come un grido, una volta emesso poi non ha più senso. Ripeterlo a distanza di tempo nemmeno. Tutto il resto è banale».

Daniele Piacenti

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web