La manifestazione
Silenzio e dolore per l’ultimo saluto agli Albuzzani
La chiesa di San Michele a Carmignano gremita per i funerali Il pianto degli amici per Marco. Il parroco: siamo tutti fragili
PRATO. «Oggi salutiamo uno dei migliori di noi. Era di una bontà piena e autentica, sempre disponibile per tutti. Al liceo, essendo molto bravo, quando capitava che qualcuno gli chiedesse una mano, era pronto a dare il suo aiuto, indipendentemente da chi si trovasse davanti. Ti aiutava, e non voleva mai niente in cambio. Nel poco tempo che gli è stato concesso, ci ha dato una grande lezione di vita. In ogni cosa che faceva dava il massimo di se stesso: la scuola, lo sport, l'attività politica. Ci ha attratti tutti con il suo modo di essere e ci ha insegnato tanto». Sono queste le parole commosse con cui uno dei tantissimi amici presenti per i funerali degli Albuzzani nella chiesa di San Michele, ieri, a Carmignano, ha voluto dire grazie per un'ultima volta al giovane Marco, 23 anni, un ragazzo che tutti descrivono come solare e pieno di voglia di vivere, di cui si sentirà forte la mancanza.
In molti, arrivando nei pressi della chiesa, hanno buttato uno sguardo incredulo sui tre carri funebri parcheggiati davanti: inaccettabile, per chi conosceva gli Albuzzani, pensare che su quei tre mezzi avrebbero fatto il loro ultimo viaggio proprio loro, Lamberto, il babbo, presidente della banca di Credito cooperativo area pratese, che in un momento di disperazione, ha ucciso, il 17 gennaio scorso, a colpi di fucile, sua moglie Angela e il figlio Marco.
La chiesa di Carmignano era gremita come poche volte capita di vedere. Centinaia le persone che hanno raggiunto il paese per dare un ultimo saluto a quella famiglia che ancora nessuno riesce a credere protagonista di una così grande tragedia: amici, familiari, conoscenti, compagni e professori di Marco, rappresentanti delle istituzioni e delle banche, colleghi. Tra loro anche il direttore della Banca d’Italia di Firenze, Vincenzo Umbrella. Il presidente di Federcasse, Alessandro Aizzi, ha inviato una commossa lettera di cordoglio.
Eppure, nonostante la folla per tutto il corso delle celebrazioni è stato il silenzio a parlare più di mille parole, oltre le lenti scure a coprire i volti rigati dalle lacrime. E intanto, tra le sacre letture, la celebrazione si è arricchita dei canti dei ragazzi: per dire addio a uno di loro.
«L’essere umano – ha detto il parroco Don Claudio Ciurli nel corso della messa – è fragile: basta un evento contrario per confondersi e cadere». In tanti, nel corso delle esequie, hanno abbandonato la chiesa asciugandosi le lacrime. A far toccare con mano la realtà, però, le parole di coloro che hanno cercato di ricordare per un'ultima volta gli Albuzzani. E tra questi vi è anche l'uomo, un vicino di casa, che l'avvocato chiamò quella tragica sera, forse in un estremo atto di pentimento. «Non chiediamoci il perché di quanto accaduto, non sta a noi giudicare – ha spiegato con voce bassa, piena di commozione – io sono la persona a cui Lamberto, in ultimo, ha chiesto un aiuto disperato. Lui ora ha solo bisogno delle nostre preghiere. Il mio invito, nella disperazione in cui ci troviamo, è quello di continuare a volersi bene, senza mai accusare gli altri. Anche io, quando venerdì sera arrivai lì mi chiesi come poteva essere successo tutto ciò, ma adesso me ne pento. Non sta a noi pensare cosa abbia spinto Lamberto, Dio lo avrà già perdonato». E mentre i familiari, immersi in un dolore che non lascia spazio alle parole, hanno ringraziato per la vicinanza e l'amicizia dimostrata loro, anche i ragazzi del judo, con lo stesso kimono bianco che Marco indossava con tanta devozione, si sono riuniti intorno alla salma del giovane per un ultimo «ciao». Sulla sua bara la maglia viola di Pepito Rossi autografata da tutti i giocatori della Fiorentina di cui era un grande tifoso.
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